Una pianta visiva nel suo insieme: VANDA

Dopo gli articoli di Gioacchino, in merito alla luce, temperatura ed umidità è tempo di parlare delle Vanda, piante che reputo stupende, piante belle nel loro insieme (…lo scopriremo più tardi perchè uso questo termine) fiori-foglie-radici.
Le Vanda sono originarie delle Regioni tropicali asiatiche (India, Birmania, Tailandia, Arcipelago malese, Filippine e Nuova Guinea), in cui il clima si presenta caldo umido e piovoso per tutto l’anno; una regione in cui l’inverno secco non è presente. Le temperature sono stabili ed elevate oltre i trenta gradi per tutti i mesi con una leggera diminuzione tra novembre e gennaio.
La caratteristica delle zone a clima tropicale è la costanza; la durata del giorno e della notte è la medesima circa 12 ore per ciascuna durante tutto l’anno, questo significa una durata di luce di circa 12/13 ore al giorno.
Nelle zone più meridionali di quella vasta regione, la piovosità tende a distribuirsi uniformemente per tutto l’anno. Nelle aree meglio esposte al soffio dei venti provenienti da sud, come nell’ arcipelago malese e di parti dell’India meridionale, l’apporto del monsone marittimo si fa sentire in modi eccezionali, tanto che qui si registrano le massime piovosità dell’Asia.
Va comunque ricordato che le piogge tropicali avvengono soprattutto sotto forma di intenso rovescio o temporale, per cui il sole non manca, soprattutto in mattinata, quando in genere le condizioni meteorologiche sono più stabili.

In queste zone le Vanda crescono continuamente durante l’anno arrivando a fiorire più volte, possiamo definirle piante rifiorenti. I fiori sono portati su lunghe spighe, sono grandi ed anche leggermente carnosi, molto appariscenti con una ìnfinità di colori con la fioritura  che si prolunga per molto tempo.

Tale genere viene solitamente suddiviso in due macrogruppi: le Vanda a foglie cilindriche (richiedono più calore e sole diretto) e le Vanda a foglie nastriformi con sezione a V (più adatte a stare in appartamento perché richiedono meno luce). Da quest’ ultime sono stati elaborati numerosi ibridi facilmente reperibili, ibridi, spesso derivati dalla specie Vanda caerulea, l’unica orchidea di colore blu esistente in natura.

Sono le piante epifite per eccellenza vivono aggrappate al tronco di altre piante, utilizzandolo come sostegno, con le radici libere di muoversi nell’ aria e assorbire tutta l’umidità atmosferica possibile; sono a sviluppo monopodiale (come le phal) ossia hanno uno sviluppo verticale in cui il loro fusto è unico e si sviluppa in altezza, non ramifica.
Non hanno bulbi o pseudo bulbi, quindi non hanno strutture idonee a trattenere l’acqua per tempi lunghi. Le loro radici lunghe grosse, “cicciotte” e spugnose, spesso non ramificate, sono l’unico piccolo serbatoio d’acqua, più che sufficiente negli habitat originari. Queste radici fondamentali nello scambio e nell’ approvigionamento devono stare all’ aperto, non tollerano essere messe in vaso in quanto vi è mancanza di circolazione d’aria e non riescono a prendere luce.
Le Vanda non sono per niente strutturate per avere un ristagno idrico, un piccolo ristagno idrico che può rimanere nel vaso le porta subito alla marcescenza.
Ecco il motivo per cui parlavo di pianta visiva nel suo insieme, “sono piante che non si prestano alla coltivazione in vaso, (vengono coltivate anche in vaso di vetro o coccio non smaltato ma, se volete coltivarle bene, devono stare con le radici all’aria, vaso di vetro = aria stagnante + facilità di malattie, senza considerare gli aloni che l’acqua lascia sul vetro) devono essere coltivate, appese, con tutto l’apparato radicale libero, voluminoso e maestoso che contribuisce a rendere tutta la pianta spettacolare; una pianta totalmente a nudo, che non ti nasconde nulla. Si mostra a noi, nella sua semplice bellezza senza malizia e vergogna chiedendo solamente il rispetto delle sue condizioni ambientali.
Oserei dire che non avendo bisogno di periodi di freddo o momenti di alternanza ciclica asciutto-bagnato siano piante semplici; basta un gran caldo, una grande umidità e della ventilazione, e il gioco è fatto (difficile è rendere costanti questi fattori nelle nostre case)! Quindi non sono piante difficili o complicate, sono piante impegnative che richiedono da parte nostra del lavoro.
Se le condizioni ambientali non le sono adatte la pianta solitamente si ferma, si sfoglia dal basso, concentrando le sue energie verso l’apice, sta ferma langue per mesi per poi dopo tanto tempo morire. Se invece si ritrova un un ambiente ‘buono’ (luminoso e con alta umidità ambientale) allora può far nuove radici e (con fatica e tanto tempo) ripartire fino ad arrivare alla fioritura.

Le condizioni ambientali sono per questa orchidea Fondamentali, non avete una finestra a sud e non volete ricorrere all’illuminazione artificiale, non la prendete; non potete bagnarla/vaporizzarla tutti giorni e anche più volte al giorno, non la prendete; avete dei termosifoni ad aria che asciugano velocemente l’ambiente e non volete introdurre umidità in casa, non la prendete.

Considerato il loro ambiente d’origine le Vanda sono da considerarsi da serra calda. Quindi alte temperature d’estate, sui 30 gradi di giorno e almeno sopra i 20 per la notte, quando la colonnina di mercurio sale verso i numeri alti occorre garantire alle orchidee Vanda un alto livello di umidità, costanti irrigazioni e regolari fertilizzazioni che renderanno la pianta bella e vigorosa. Di pari passo, innalzandosi le temperature, le Vanda hanno necessità di un’ottima ventilazione, per evitare danni alle foglie per il caldo eccessivo.
Per il periodo invernale i limiti si aggirano sui 18 gradi di giorno e 14 di notte; quindi attenzione alle basse temperature. Sarebbe opportuno evitare e, casomai, alzare questi limiti per la coltivazione in casa; con tali valori la pianta si ferma, arresta il suo sviluppo, mentre nei luoghi d’origine ha una crescita continua.

Sono piante che vogliono tantissima luce, sono tra le orchidee, quelle che vogliono più luce di tutte; vi sono alcune specie, quelle a foglia cilindrica, che necessitano di sole diretto tutto il giorno, mentre quelle più comunemente rintracciabili nei vivai, nei garden vogliono si, tanta luce e in modo diretto durante le ore mattutine. Le ore centrali possono provocare scottature.
D’inverno tutta la luce possibile, quindi una finestra esposta a sud o ricorrere ad illuminazione artificiale.
Giusto per avere un’idea della intensità di luce, una phal richiede dai 10/12000 lux, mentre le Vanda necessitano di 40000 lux, ricordiamoci, inoltre che nelle loro ambiente la luce, o meglio il giorno dura almeno 12 ore.
Il principale motivo della mancanza di fioritura per queste orchidee è la carenza di luce.

Dopo avervi annoiato con le necessità di questa pianta, ma che ritengo veramente fondamentali, finalmente vi racconto la mia esperienza.

C’era una volta….. l’anno 2015 quando nel mio solito girovagare per i negozi di fiori e nei garden mi imbattei in una pianta mai vista, nulla la tratteneva si librava nell’aria con le sue foglie e sopratutto con le sue radici non oppresse nel solito vaso. Non era presente sui soliti banchi ma era appesa con dello spago al soffitto e guardava, con aria fiera, le altre orchidee prigioniere nella loro galera di plastica.
Pur non conoscedola, pur non avendola vista in fiore, preso dall’euforia, andai a domandare e alla fine, la condussi nel suo nuovo regno, era arrivata a casa mia, sua maestà Vanda.

Vedendola così diversa dalle altre orchidee già in mio possesso pensai: una Vanda, ed ora devo studiare.

Io la tenevo in ambiente luminoso (almeno credevo, finchè non scaricai una applicazione per misure i lux), l’avevo messa assieme ai sui sudditi, le altre orchidee, ma non era sufficiente, sua maestà non dava segni di vita, era ferma nella suo fiero distacco; dovevo capire.
Studiando e “cercando di leggere” la pianta, arrivai alla conclusione che sua maestà doveva stare in alto nel castello, vicino al sole, così attaccai al vetro delle finestre esposte a sud…ecco li prendeva luce, era vicina al sole!!!!, la pianta cominciava a reagire, una piccola foglia.
Allontanarsi anche di poco, mezzo metro, un metro dalla fonte luminosa, ossia dalla finestra esposta a sud (altre esposizioni non soddisfano il bisogno di luce delle Vanda), fa calare in maniera drastica l’intensità luminosa che riceve la pianta.
Sotto questa nuova luce potevo guardare bene la pianta, così notai un punto ben definito: delle macchie gialle e scure lungo il fusto, in corrispondenza del vecchio stelo a fiore ormai reciso. Proprio nel punto in cui sembrerebbe mancare una foglia ( forse rotta e levata, lasciando a vista il “tronco” non più coperto dalla guaina fogliare) – non capivo-; notai inoltre che le radici non erano gonfie come avevo visto nelle varie foto delle mie ricerche, anzi apparivano grigie, rinsecchite e dure…beh avrà sete…..e…. come le si da l’acqua?

Leggendo su internet trovai la soluzione: si immergono tutte le radici in un bel secchio e vi si lasciano fino a che non fuoriescono più bollicine d’aria. Purtroppo usci solo qualche piccola bolla. Viste le condizioni e il colore delle radici, me ne aspettavo molte di più, e il colore vario di poco, ma senza tornare al verde. Queste radici non erano vuote però, erano dure, rigide.

Come riconoscere quelle attive o attivabili da quelle morte ed eliminabili?
La radice viva immersa in acqua tiepida deve fare bollicine, e diventare verde smeraldo fino all’ attaccatura con il fusto ( si deve gonfiare, assorbire acqua come una spugna), invece se ha un aspetto legnoso o risecchito è andata.
Se fanno bollicine le radici sono vive ma non attive; sono attive e in crescita, se hanno l’ apice verde e appuntito.

Partendo dalla punta cominciai a tagliare cercando di vedere all’interno della radice qualcosa di verde, di vivo…..della massa di radici restò ben poco, l’aspetto che tanto mi aveva colpito di tale pianta era svanito.
Stavo tuttavia facendo esperienza, magra consolazione, ma è così che si impara.
Ormai perso l’elemento caratteristico di questa orchidea, decisi di metterla in vaso, convinto di poterle fornire più umidità….dopo quella piccola foglia nessun miglioramento. Collocai il vaso vicino ad una portafinestra=tanta luce, ma poi, pensai che l’apri-chiudi, faceva investire da correnti d’aria fredda, sbalzi di temperature, la pianta, e cosi la ri-collocai più lontano………… persi  la luce. La situazione stava precipitando, la pianta cominciò a perdere le foglie dal basso verso l’alto, riducendosi ad un piumino levapolvere .
Provai successivamente, a inserirla all’interno di un vaso di coccio (un pochino d’acqua sul fondo in modo che le pareti siano costantemente umide, in tal maniera si aumenta l’umidità atmosferica attorno alle radici) per far sviluppare nuove radici, ma nessun miglioramento si è palesato. Improvvisamente, proprio nel punto d’inserzione dello stelo a fiore, si verifica la rottura, il crollo. L’apice della pianta si stacca e cade, sua maestà perde la corona, manifestando una bella zone necrotica, un bel fungo, marciume del fusto = addio pianta.

Lezione imparata è necessaria tantissima luce, molta più di quella richiesta dalla phal.

Il regno senza la sua regina non può stare e cosi nell’aprile 2016, forte della mia piccola esperienza mi procuro una nuova regnante, accompagnata da una principessa, così arrivano a casa la Vanda numero 2 e 3. 

   
     

Questa volta però sò cosa guardare: radici “cicciotte” sode e nessuna macchia gialla lungo il tronco.
Sono lunghe rispettivamente 110 e 100 cm prevalentemente di apparato radicale, anche queste già sfiorite ( costano meno!) e al primo bagnetto hanno risposto subito bene facendo molte bollicine e presentando radici belle turgide (la numero Uno non presentava queste caratteristiche).
Faccio il bagnetto immergendo le radici nel secchio, a ben pensare il secchio non è proprio indicato, meglio una bacinella larga in cui poter distendere le radici lasciando fuori dall’acqua il fusto della pianta. Non bisogna immergere il cestino, ossia quella piccola gabbietta in plastica fornita di gancio in ferro per appenderle da cui si dipartono le radici.
Vedere anche una piccola parte del fusto bagnato mi deve subito allertare, il rischio di marciume è molto alto, anche se una parte delle radici rimane fuori dall’acqua ne assorbirà ugualmente.
Beh visto che ci sono ne approfitto, una volta finito il bagnetto, una bella passata di antifungo, ma siccome ho paura di aver bagnato il fusto, le giro a testa in giù, facendo si, che tutta l’acqua scivoli via senza che rimanga all’ascella delle foglie.
Sono contento, le piante hanno risposto bene al bagnetto, tuttavia non ho visto punte di radici attive, saranno ancora ferme? chissà in che ambiente hanno vissuto? per lo meno fanno le bollicine e diventano verdi, mi accontento.

Il tempo passa e le temperature esterne si fanno via via più stabili, comincio a concedere alle piante delle uscite in balcone (sud) al sole, certo si asciugano subito e mi costringono a frequenti nebulizzazioni coadiuvate dai bagnetti (una volta, anche due alla settimana), l’ aumento di luce è proprio gradito, le foglie diventano più corte e coriacee.
Forse troppa luce, specie nelle ore centrali,……le foglie presentano delle strane striature …non le devo lasciare alla luce diretta nelle ore centrali della giornata le ho fatte bruciare. Dopo questa esperienza, era la fine di giugno, ho messo una rete ombreggiante in balcone per proteggerle dall’irradiazione diretta.
Comunque tutto procede per il verso giusto le piante sono ancora verdi e con le radici “cicciotte”, al tatto morbide e dotate di buona elasticità, se  premute riacquistano subito il gonfiore.  Con questo semplice metodo riesco a capire se le radici hanno necessità di acqua e se è il momento di bagnare la pianta.

Se le radici non hanno questo aspetto elastico spugnoso la pianta è già in emergenza idrica.

E’ arrivata l’estate del 2016 le piante vanno alla grande, c’è il risveglio di nuove radici, sempre più luce, sempre più caldo e sempre più frequenti le nebulizzazioni, cercando proprio di mantenere quell’ elasticità delle radici.
Ora che tutto procede bene, devo pensare al periodo di assenza, le ferie; ecco sono piante che richiedono una presenza costante, ma non mi arredo decido di ri collocare le piante dentro grandi vasi di coccio,in modo che attorno alle radici vi sia aria ricca di umidità, li colloco vicino ad una finestra e aggiungo un umidificatore regolato da un timer…..i giorni saranno caldi è opportuno aumentare l’umidità atmosferica. Vado in vacanza felice del mio operato.

 

 

Al ritorno, sono sicuro, tutto è andato bene ed invece un DISASTRO…tutte e due le piante hanno perso le foglie dal basso verso l’alto…dove ho sbagliato?? Ho commesso una grossa ingenuità non ho pensato alla ventilazione,……. mancanza di circolazione d’aria con presenza di umidità = umidità stagnante, ossia la sterminatrice di orchidee. Ambiente caldo e umido adatto a funghi e muffe.

Ormai la caduta è avviata lenta ma inesorabile, anche questo secondo regno cade sotto i colpi della mia inesperienza ed ingenuità.

Altra lezione imparata, l’umidità ambientale è molto importante ma a patto che ci sia ventilazione.

 

Anno 2017 ebbene si! ANCORA VANDA……le mie ultime esperienze non hanno avuto successo ……….tutte finite nella spazzatura…..ebbene ci riprovo me ne sono procurate altre, messe più o meno bene, subito dopo le feste, infatti, momento in cui vengono vendute maggiormente, nei grandi centri, nei vivai ed anche nei negozi è possibile trovare piante sfiorite a buon prezzo, certo le condizioni possono lasciare a desiderare, ma per imparare e fare esperienza sono perfette.
Le piante trovate erano all’interno di vasi in vetro con le radici attorcigliate, spezzate e le foglie chiuse e grinzose…evidenti segnali di incuria e trascuratezza. Dovevano essere molto scenografiche quando erano in fiore dentro al vetro, uno splendido regalo per le festività.
Le porto a casa, cerco ancora sua maestà, effettuo una pulizia generale delle radici, ad alcune piante non sono rimaste molte radici cicciotte, non ho visto apici radicali attivi, anche se tutte messe in bagno fanno le bollicine (buon segno); ho cercato questa volta, di idratarle il più possibile con i soliti bagnetti ed anche con la posa di panni umidi sopra le stesse…….sembra che l’impacchettamento abbia prodotto buoni risultati.
Ho voluto usare questo metodo visto che le foglie lamentavano segni di disidratazione e le nebulizzazioni non erano sufficienti, una serie di impacchi con fogli di tessuto non tessuto bagnati e strizzati lasciati sull’intera pianta. Ho avvolto la pianta, tutta la pianta, a modo di sandwich, in questi pezzi fino a che le foglie non hanno ripreso turgore, nel momento in cui sentivi il tessuto asciutto lo bagnavo ripartendo da capo. Con questo sistema le piante si sono riprese velocemente tranne quelle in cui individuavo, nuovamente una serie di macchie giallo nere sul fusto, o una strozzatura nera e fibrosa con le foglie gialle alla base……marciume del fusto..rilevato sempre all’ attaccatura di un vecchio stelo a fiore……piante perse.

 


L’operazione sandwich ha ottenuto il risultato sperato, le piante hanno ripreso il turgore alle foglie e sono prive di grinze, e cosa più importante sono tornate appese alle finestre, proprio appiccicate al vetro ( ho fatto passare uno spago a cavallo della traversa superiore della finestra, e a questo, ho attaccato la pianta, cosi dovendo aprire la porta mi si sposta anche la pianta), ecco la luce. Certo che nel periodo invernale la luce naturale non è proprio tanta, sarebbe opportuno integrarla.
Mi rendo conto che devo continuare a fornire alla pianta un’elevata umidità atmosferica, in casa con i termosifoni accesi le radici subito perdono elasticità, comincio a nebulizzare ( e non dico SPRUZZATURE!!!) tutta la pianta, spesso molto spesso, più volte al giorno ma non oltre le ore 15/16, devo far si che la pianta affronti la sera e la notte asciutta.
Uso il termine nebulizzare perché l’acqua deve essere finissima, una rapida passata sulle foglie evitando così l’accumulo di acqua nell’ascella fogliare. Se abbiamo dei dubbi sul nostro operato spruzziamo la pianta a testa in giù.
L’utilizzo di un umidificatore vicino alle piante attaccate alle finestre sarebbe ottimale, ma non saprei come collocarlo senza creare intralcio.
Ogni tanto aggiungo alle nebulizzazioni i bagnetti, almeno uno a settimana con acqua piovana che provvedo a scaldare (lo faccio anche per le altre orchidee) SOLO alle radici,
Con il passare del tempo e l’aumento delle temperature è necessario intervenire con più frequenza con i bagnetti anche tre, perchè, devo fornire il concime. Inutile fornirlo se gli elementi ambientali non sono corretti e giusti.

Tutte le piante stanno bene, le cure funzionano ma le temperature aumentano e forse ho esagerato, all’inizio del 2017, quando ne ho presa più d’una (non vi dico quante), il lavoro per tenerle tutte bagnate mi occupa molto tempo, mi attrezzo attaccandole tutte in bagno sopra la vasca e col soffione gli faccio la doccia, si esatto la doccia alle radici eppoi di nuovo alle finestre (diciamo che i vetri non sono molto puliti, grandi aloni…).
Tuttavia la situazione diventa lo stessa molto laboriosa, decido cosi, visto che oramai la temperatura esterna notturna è stabilmente sopra 17 gradi di metterle all’esterno comprando una piccola serra da balcone e al suo interno metto l’umidificatore e anche delle ventole (giusto per far circolare l’aria) poi le piante.
In questa nuova condizione le piante rispondono subito bene, nuove radici vengono emesse e finalmente si differenzia l’apice vegetativo attivo ma anche qualcosa che non avevo mai visto e che mi fa ben sperare.

     

L ‘apice attivo delle radici, quella puntina verde, diventa via via più   lunga e differenziata e ci permette di capire quanto bagnare la pianta: in estate questa differenziazione sarà molto marcata e quindi si bagnerà e concimerà tantissimo (anche 2 gr/l), man mano che in autunno la punta verde sarà minore, si diminuiranno le bagnature, mentre in inverno. con la parte ridotta ad un piccolo puntino, difficilmente visibile, si bagna pochissimo.
In Inverno la pianta rallenta tutte le sue funzioni, è importante quindi bagnare solo le radici in modo da evitare che l’acqua si fermi nell’ascella delle foglie perchè col buio e le notti lunghe si sviluppano tantissimi funghi e si corre il rischio di perdere le piante.

L’evoluzione di quella specie di “clava” prosegue fino ad aprirsi e differenziarsi in una serie di bocci.

Lentamente lo sviluppo prosegue, sono lunghi attimi (in realtà giornate) di attesa, non sapendo neppure il colore l’eccitazione è tanta e la paura di commettere errori e perdere tutto altissima……

Il tempo passa e finalmente ……..il fiore di un colore bianco, non candissimo, con leggere sfumature di verde. Anche in questa pianta ho commesso degli errori, sono riuscito a far bruciare delle foglie, ma se devo fornire tanta luce, qualche scottatura è il minimo che mi possa succedere. Alcuni bocci sono diventati gialli, poi neri e son caduti, a causa di qualche improvviso abbassamento di temperatura che si è verificato durante lo sviluppo della spiga floreale.Tenerle all’esterno in balcone rende difficile la gestione della temperatura.

 Comunque visti i buoni risultati della serretta decido di implementare il “sistema acqua” collocando al suo interno un secchio pieno d’acqua con una pompa e degli ugelli lungo un tubo ad altezza delle radici. Sistema automatico casalingo che mi permette del tempo libero.  Questa continuità nel fornire alle piante umidità è subito apprezzata dalle stesse, nuove radici e fiori.

   

 

                                 e anche una seconda fioritura 

 

    altra pianta con fioritura bianca

 

 

Grazie per il tempo che dedicherete nel leggere questo mio LUNGO articolo.

Simone

 


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6 pensieri riguardo “Una pianta visiva nel suo insieme: VANDA”

  1. Complimenti Simone, forse il più bell’articolo di questo blog!!!
    La Vanda è il mio sogno…. Ma, come leggo, è molto impegnativa!

    Ciao

  2. Simone, sei riuscito a trasmettere tutta la meravigliosa passione per questo tipo di Orchidea, davvero tanti complimenti!! Ci siamo conosciuti grazie a loro, le nostre adorate Regine, e dal primo giorno il tuo amore per loro è cresciuto. Senza timore di sbagliare posso dire che loro sono le TUE orchidee.
    Orgogliosa di te.

  3. Wow, sono a dir poco fantastiche le foto dei fiori in boccio. E’ veramente un’orchidea spettacolare.
    Io anche ormai la coltivo da due annetti quando in primavera del 2018 me l’hanno regalata sentendo per la prima volta la parola VANDA. Non la conoscevo e ho iniziato le sperimentazioni e le ricerche, i tentativi. Purtroppo la prima non è sopravissuta ma le due successive stanno andando alla grande.
    Una l’ho comprata da un fiorista primavera scorsa alla cifra simbolica di 15 euro dopo avermi detto “tanto questa pianta è esausta, non ce la farà” e invece, autunno del 2019 mi ha fatto due bellissimi rametti di fiori. ovviamente l’unica settimana in cui vado in ferie le temperature esterne scendono a 15 gradi e molti bocci vanno persi maaaaaa…. riesco a vederne fioriti tre e posso godermi per la prima volta il colore. Meravigliosa!
    Simone, questi risultati li devo anche a tutti i tuoi commenti, aiuti e supporto morale sul forum .

  4. Ciao, lieto e felice di esserti stato d’aiuto, come dicevo nell’ articolo sono piante che richiedono una presenza , un impegno costante, ma il loro fiore, i vari colori sono una gioia per lo spirito.
    Un abbraccio.

  5. Ciao Simone!
    Sono la stessa Valeria che ha stressato Gioacchino per la FDK…. l’anno scorso mi sono dedicata allo shopping compulsivo ed ho comprato anche delle vanda…. 15/20 cm di piantine (compreso le radici), pensa che tranne due, non hanno neppure la gabbietta, ma è arrivato il momenti di provvedere, così le appendo. Le ho comprate così piccole proprio per non spendere un patrimonio in “esperimenti” ma ovviamente le ho scelte con cura perchè non ho alcuna intenzione di farle morire! Grazie per aver condiviso la tua esperienza

    1. ciao Valeria,
      te si che adori le sfide, prendere delle Vanda così piccole e portarle a fioriture, significa aspettare, aspettare e aspettare. BRAVA bella sfida.

      un saluto

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