COMBATTERE LA COCCINIGLIA!

Più di un anno fa, nell’articolo sul ragnetto rosso , avevo promesso che saremmo tornati a parlare di nemici delle orchidee.

Cocciniglia!

E purtroppo è giunto il momento… purtroppo, perché pensavo di essere immune da tali complicazioni, in oltre 5 anni di coltivazione non ho mai avuto nessun problema, né di marciumi radicali né di attacchi di parassiti.

In maniera piuttosto pesante, le mie orchidee tenute in casa (si tratta solo di una parte di Catasetinae, che studio con particolare attenzione, in quanto le altre sono già tutte all’esterno o in serra) sono state però colpite da uno dei nemici più temibili per le orchidee … la cocciniglia.

Si vede che non sono stato proprio così attento 🙂 … controllo e ricontrollo le orchidee tenute in serra e all’esterno, ma alcune “succulente” foglie di Catasetinae, come detto rigorosamente tenute in casa, posizionate sopra un umidificatore ma con poca ventilazione, esposte alla luce solare filtrata da una tenda, sono state colpite. Leggi tutto “COMBATTERE LA COCCINIGLIA!”

L’ORCHIDARIO DI MAGDA!

Magda è una nostra lettrice di Montelupo Fiorentino

L’orchidario di Magda

Appassionata di orchidee è intervenuta su questo blog in merito alle Phalaenopsis ibride e alla Fredclarkeara After Dark dimostrando una apprezzabile ecletticità.

E ora, a dimostrazione di ciò, si è costruita autonomamente anche un “orchidario”.

Vi lasciamo con il suo racconto e con le foto del suo modo di coltivare le orchidee. Leggi tutto “L’ORCHIDARIO DI MAGDA!”

LAPILLO VULCANICO, POMICE & PERLITE.

Massimo, in un commento nell’articolo “Capire il Dendrobium Nobile” , chiedeva se si poteva usare il lapillo vulcanico.

Cogliamo quindi l’occasione per parlare di tre substrati di origine vulcanica, tutti usati nella coltivazione delle orchidee ma anche di altre piante, substrati di tipo inerte e cioè che non modificano le reazioni chimiche all’interno del substrato stesso.

Essi sono il lapillo vulcanico, la pomice e la perlite.

Il lapillo vulcanico.

Lapillo vulcanico pezzatura grande da “pulire”

Alcuni coltivatori lo trovano fantastico in quanto, grazie alla presenza di minuscoli “fessure o canali” al suo interno, fa si che questo substrato assorba molta acqua e la rilasci molto lentamente pur restando in superficie quasi asciutto, prerogativa molto favorevole per le radici delle orchidee, siano le stesse epifite o terrestri.

Per le orchidee con radici grosse utilizzo ovviamente lapillo di pezzatura grande (foto sopra), per quelle con radici fini uso quello a pezzatura più piccola (foto sotto).

Uno dei suo vantaggi (o svantaggi) è il peso. Il valore del suo peso specifico si aggira attorno agli 800 e i 1100 kg/m3 . Leggi tutto “LAPILLO VULCANICO, POMICE & PERLITE.”

IL “GENERALE INVERNO” E LE ORCHIDEE “IN” SERRA FREDDA.

“L’inverno sta arrivando”…

E se le estati passano velocemente… gli inverni sembrano eterni.

Almeno qui in Trentino, dove il freddo dura in media dagli inizi d’ottobre agli inizi di aprile, periodo dove il riscaldamento delle abitazioni funziona a pieno regime, dove l’unica certezza è che aprile è molto lontano… troppo lontano!

Il freddo e le poche ore di luce sono tremende per le orchidee, tenendo conto che dove le stesse prevalentemente vivono, l’illuminazione dura in media 12 ore al giorno, sempre!

Leggi tutto “IL “GENERALE INVERNO” E LE ORCHIDEE “IN” SERRA FREDDA.”

IL TESTAMENTO DI LIEBIG. RIFLESSIONI SULLA FERTILIZZAZIONE.

Chi non conosce il famosissimo dado Liebig?

Pubblicità a “Carosello”, anni “80 … 🙂

Eh già … altri tempi!

Ebbene questo estratto di carne porta il nome del suo inventore e cioè di Justus Von Liebig (1803 -1873).

Ma qui non vogliamo parlare di ricette di cucina ma di orchidee.

Cosa centra quindi questo accademico tedesco,  noto soprattutto agli studenti di chimica ed agricoltura, con le orchidee ?

Leggi tutto “IL TESTAMENTO DI LIEBIG. RIFLESSIONI SULLA FERTILIZZAZIONE.”

L’IMPIANTO AD OSMOSI INVERSA. ISTRUZIONI PER L’USO!

Nel precedente articolo abbiamo parlato dell’importanza del fertilizzante quale “elemento nutritivo” per le nostre orchidee.

Come più volte detto, le radici delle orchidee sono molto sensibili a quanto “trasportato” dall’acqua per irrigazione, siano essi sali minerali, microelementi  o macroelementi vari, sostanze “nutritive” o altro. Calcare, cloro e sodio, che molte volte sono presenti nell’acqua dei nostri rubinetti, non sono certo elementi “benefici” per esse.

Vi garantisco che lasciar decantare l’acqua per almeno 24 ore (antica credenza popolare) al fine di far depositare sul fondo quanto nell’acqua è contenuto, non risolve il problema!

Produzione acqua da osmosi inversa.

Al fine di poter avere una ottima base di partenza, l’acqua per irrigazione deve quindi essere il più pura possibile (valore tendente allo 0 ppm e pH leggermente acido 6,7 – 6,9), valori che solo l’acqua piovana o da osmosi inversa ci può dare. Attenzione però… ho scritto come “base di partenza” in quanto la stessa va opportunamente corretta sia per quanto riguarda l’acidità, che per quanto riguarda “le sostanze nutritive” presenti (o per meglio dire “assenti”) in essa.

Quindi, ecco spiegato il perché sia così importante la misurazione dei valori dell’acqua. Solo sapendo i valori iniziali potremmo intervenire e variare gli stessi, portandoli a dei valori ottimali sia per il pH che per la quantità dei sali disciolti nella stessa.

Ma perchè ho abbandonato la raccolta dell’acqua piovana? Leggi tutto “L’IMPIANTO AD OSMOSI INVERSA. ISTRUZIONI PER L’USO!”

DALL’ACQUA ALLE SOSTANZE NUTRITIVE.

Eh si !

Ne è passato del tempo da quando credevo che in casa si potesse coltivare ogni tipo di orchidea.

Fertilizzanti orchidee

Quando sentivo parlare di serre, di impianti da osmosi inversa, di strumenti per misurare pH e conduttività dell’acqua, di dosi variabili di fertilizzante NPK etc, provavo un senso quasi di “fastidio”…

Eppure ora sto per realizzare la mia serra, ho un impianto ad osmosi inversa e raramente raccolgo l’acqua piovana, misuro la “qualità” e i “valori” dell’acqua, doso il fertilizzante a seconda della esigenza della pianta.

Eraclito diceva :”non c’è nulla di immutabile tranne l’esigenza di cambiare”. Io meno filosoficamente e più prosaicamente dico che “solo i cretini non cambiano mai idea! 🙂  🙂 ”

Chi mi conosce sa quanto abbia combattuto contro le condizioni ambientali del mio appartamento, della dura lotta che ho fatto contro la scarsa umidità dello stesso, consapevole che tutto quanto ho sino ad ora ottenuto, in un attimo di disattenzione potrebbe venir vanificato.

Premesso tutto ciò, rammento sempre che chi legge questo blog coltiva principalmente in una situazione domestica.

Cominciamo quindi a dare delle informazioni inerenti le sostanze nutritive “contenute” all’interno dei fertilizzanti e a parlare (in un prossimo articolo) dell’impianto ad osmosi inversa per avere un ottima acqua quale base di partenza. Leggi tutto “DALL’ACQUA ALLE SOSTANZE NUTRITIVE.”

PH E CONDUTTIVITA’ DELL’ACQUA … QUESTI SCONOSCIUTI!

Che c’è di più duro d’una pietra e di più molle dell’acqua? Eppure la molle acqua scava la dura pietra.
(Ovidio)

La frase di Ovidio dovrebbe essere tenuta in debita considerazione, e non sicuramente per un’interpretazione esclusivamente poetica legata alle nostre orchidee 🙂 .

Abbiamo già parlato dell’ ”elemento acqua” per l’irrigazione delle nostre piante negli articoli intitolati “Che acqua dare alle orchidee?” ” e “Come e quando bagnare le orchidee?” .

E’ cosi giunto il momento di addentrarsi più nello specifico nell’analisi dell’acqua, esprimendo termini e concetti in maniera semplice e comprensibile da tutti, al fine di far capire quanto sia importante la qualità dell’acqua.

Risultato di un errata irrigazione su un Anthurium

Nella foto a fianco il risultato di una sbagliata irrigazione (nello specifico con un pH errato su un Anthurium , che ricordiamo non è un orchidea, ma che mi serve quale esperimento esplicativo per questo articolo).

Ho dato volutamente allo stesso per del lungo tempo un irrigazione con pH troppo acido, l’assorbimento di calcio è stato impedito e le brattee hanno assunto una consistenza anomala, quasi vetrosa, oltre al fatto che le stesse non si sono colorate. Uno dei segnali di pH errato è facilmente visibile anche su molte orchidee, prime tra tutte le Catasetinae alle quali appartiene anche “ l‘orchidea nera”. ”.

Sino a poco tempo fa, pur misurando saltuariamente sia il pH (o “Potenziale dell’Idrogeno” oppure “concentrazione di ioni d’idrogeno “) che la conduttività (e cioè la concentrazione dei sali) presente nell’acqua per irrigazione, miscelavo semplicemente l’acqua piovana (un 70 – 80%) con il restante (20-30%) di acqua di rubinetto. Ottenevo così acqua per irrigare le orchidee con un pH del valore di 6,8 circa e con una conduttività di 50 ppm. Leggi tutto “PH E CONDUTTIVITA’ DELL’ACQUA … QUESTI SCONOSCIUTI!”

LO SFAGNO… GIOIE E DOLORI!

Uno dei substrati più usati – dopo il bark – nella coltivazione delle orchidee è sicuramente lo sfagno!

Sfagno vivo e disidratato.

Parlare di sfagno in un unico articolo è praticamente impossibile, vista la vastità del tema…. Sfagno della Nuova Zelanda, sfagno Cileno (di solito con fibre più corte e frondose), con numerose classificazioni di qualità (premier, classic, supreme e altre), sigle alfanumeriche etc.

Un vero e proprio “ginepraio” per chi è alle prime esperienze.

Le cosa da tenere presente però non sono molte…

Prima fra tutte è che la qualità dello sfagno è importantissima , perchè quando degrada e diventa fradicio e quindi non lascia più passare l’aria, potrebbe far marcire le radici della nostra orchidea. Leggi tutto “LO SFAGNO… GIOIE E DOLORI!”

ORCHIATA VERSUS BARK !

La maggior parte delle orchidee, nelle nostre case, è coltivata in vasi con – per i profani – la classica corteccia, o – per i più addetti con la terminologia – nel bark.

La prima cosa da sapere è che, qualsiasi materiale si impieghi nella coltivazione delle orchidee, ovunque si coltivi ( casa, serra, aperto etc.), è che il substrato non deve mai rimanere bagnato a lungo, deve asciugare nel tempo giusto, lasciando respirare le radici affinchè la stesse non muoiano per asfissia.

Insomma il bagnato e l’asciutto deve essere cadenzato in un perfetto ciclo temporale.

Personalmente, coltivando per lo più in casa, trovo che il bark “commerciale” ( non tutto per carità !) composto da corteccia di abete rosso e di un altra specie di pinaceea (prevalentemente nord Americana), asciughi troppo rapidamente, soprattutto nei vasi più piccoli e cioè quelli sotto gli 8 cm di diametro.

Di bark in commercio si trovano molte pezzature, da quello piccolo delle dimensioni di 6-8 mm ( ideale per i dendrobium o per le piante con radici sottili ), a quello medio delle dimensioni di 9 – 12 mm, a quello grande delle dimensioni di 13 – 18 mm che molti consigliano per le phalenopsis e per le Cattleye.

Il bark “commerciale” prima del rinvaso della pianta va messo in ammollo in acqua almeno per un giorno, e il suo deterioramento, che avviene in media dopo 2 -3 anni, risulta molto pericoloso in quanto fa trattene nello stesso l’umidità più a lungo e il ph si modifica, genericamente aumentandolo pericolosamente. Leggi tutto “ORCHIATA VERSUS BARK !”