COELOGYNE LAWRENCEANA

Coelogyne lawrenceana.

Una Coelogyne con fiori molto grandi e di colore diverso dal classico “bianco” delle Coelogine da serra fredda, quali la C. cristata o la C. mooreana. .

Come avrete notato, i due generi predominanti su questo blog, sono le Catasetinae (il primo amore non si scorda mai! 🙂 ) e ora le Coelogyne, generi a cui mi dedico con passione sia nel loro studio che alla loro ricerca e coltivazione.

Mentre per le Catasetinae il mercato e la coltivazione sono sempre più in aumento (forse grazie e per merito del grande Fred Clarke e, mi piace pensare, alle numerose schede che trovate su questo blog e alla passione che ci metto nel realizzarle), la coltivazione delle Coelogyne è molto trascurata.

Coelogyne lawrenceana.

Un rivenditore Italiano ad una mia richiesta di una Coelogyne pandurata mi ha risposto “Non te la posso procurare, le Coelogyne non le compera nessuno”.

Mi è subito venuta in mente una frase che ho letto di recente: Il primo passo per distinguersi è essere se stessi. Il secondo è restarlo, opporre strenua resistenza al buco nero dell’omologazione mediatica (e orchideofila ndr.), restando aggrappati controcorrente ai propri ideali.

Fatte queste riflessioni / considerazioni, nelle mie pagine di diario di coltivazione, riflettendo su questa orchidea mi domando (e qui concludo la digressione) come un genere così facile da coltivare e adattabile, con specie che passano dalla serra fredda a quella calda, sia così impopolare e definito da alcuni come un genere dimenticato quando non addirittura ignorato.

Le Coelogyne sono affascinanti e perciò mi onoro di condividere le mie pagine di diario con i pochi coltivatori (e amatori) di questo genere, estimatori  di “nicchia”, essendo lo stesso, per l’appunto, solo per un gruppo ristretto e definito di appassionati. Quelli da me definiti i “Gourmet delle orchidee” !

Ma torniamo a parlare di questa Coelogyne.

Habitat e temperature.

Coelogyne lawrenceana.

L’habitat naturale della C. lawrenceana sono le foreste montane Himalayane e Vietnamite, dove gli inverni sono freddi e le estati calde ad altitudini medio basse.

Si precisa che per medio basse si fa riferimento alle cime montuose che comprendono moltissime tra le più alte montagne del mondo (circa 8000 metri slm). Parliamo quindi di un habitat che varia dai 1500 ai 2500 metri, dove ovviamente il clima è molto diverso dal nostro.

Per questo è considerata una Coelogyne da serra intermedia, in quanto le temperature massime possono arrivare ai 28° e scendere, nei periodi più freddi ai 10°C durante la notte.

Luce, umidità e irrigazione.

I fiori  si aprono in sequenza, hanno un dolce profumo. La fioritura è incentivata, oltre che dallo sbalzo termico e da temperature moderate, dalla luce che investe la pianta, che deve essere abbastanza intensa ma mai sole diretto.

L’umidità ideale è del 70-80% con un’adeguata ventilazione.

Non lascio mai, come per quasi tutte le orchidee appartenenti a questo genere, che il substrato si asciughi e quindi lo mantengo costantemente umido. Ovviamente le bagnature dipendono dallo stato della pianta, dalle ore di luce e dalle temperature. In inverno si riducono ma non si sospendono, in estate bagno tutti i giorni in maniera abbondante.

Substrato.

Uso un substrato che rimanga molto umido e cioè un mix tra sfagno e bark di pezzatura media. Anche gli altri substrati precedentemente descritti delle specie di questo gruppo vanno benissimo, ma come il solito dipende dal vostro ambiente e da quanto siete disposti ad irrigare soprattutto nei periodi più caldi.

Fertilizzante.

Coelogyne lawrenceana, fiori vecchi e nuovi!

Segue il classico ciclo di fertilizzazione più volte descritto in questo blog, fertilizzando ad almeno metà dose durante la crescita attiva ogni settimana, usando  un  classico bilanciato. In inverno fertilizzo solo una volta al mese anche nebulizzando, le mattine assolate, le foglie.

Periodo di riposo.

La Coelogyne lawrenceana non ha un vero e proprio periodo di riposo, ma nel suo habitat naturale il monsone invernale porta un lungo periodo di siccità. In natura l’umidità ambientale permette alle radici della pianta di continuare a vegetare e rimanere attive anche se in maniera meno vigorosa del periodo caldo e del monsone delle piogge. Per questo l’inverno vanno rallentate le irrigazioni ma non sospese, possibilmente mantenendo semplicemente umido il substrato. Lo sfagno è un ottimo indicatore.

E con questo concludo la scheda tecnica.

A tutti un buon augurio di coltivazione di questa orchidea che vi permetterà di distinguervi. Ma non di confondervi !

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