I CYPRIPEDIUM

Ed ecco una “terricola” che non avrei mai pensato di coltivare. Guardate che linea, che forme ! 🙂

Ma battute a parte…

Le forme del Cypripedium !

I Cypripedium suscitano sentimenti diametralmente opposti tra gli appassionati di orchidee: o li ami o li trovi quasi “volgari”, con quel corpo formoso e i petali contorti, come uno scialle cadente che tende a scivolare via … insomma le stesse credenziali della showgirl Jessica Rabbit, nel famoso cartone animato “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”. Ve la ricordate?

Per descrivere la loro rusticità, mi ricordo quando da ragazzino trovavo nei boschi, vicino ai corsi d’acqua, quella che chiamavamo “Scarpetta della Madonna” (nei paesi veniva portata dai nostri genitori sugli altari delle chiese), che più tardi scoprii venisse chiamata anche “Pantofola di Venere” . E’ l’unico appartenente di questa specie che cresce anche in Italia e mai avrei pensato fosse un’orchidea che, leggermente cresciuto, avrei voluto coltivare ed il cui nome botanico è Cypripedium calceolus.

Una volta cresceva ovunque, ora lo si trova solo nei migliori vivai !

Ibrido di Cypripedium kentuckiense giallo

Tornando al discorso rusticità, di alcune specie per lo meno, basti pensare che sono coltivate all’aperto anche in una vasta fascia dell’Inghilterra settentrionale oltre che vivere naturalmente in alcuni Stati, tra cui uno Stato degli Usa, il famoso Kentucky (quello che dà il nome ad un altro dei miei oramai ex vizi e cioè all’omonimo tabacco, con cui si fabbricano i sigari toscani, oltre a essere il luogo dove viene prodotto il famosissimo bourbon – e rieccoci con i vizi 🙂 – uno specifico whisky  che ha determinate caratteristiche e che prende il nome da una delle sue contee e cioè dalla Bourbon County). Il Kentucky è caratterizzato da due zone climatiche, una con inverno rigido senza stagione secca ed estate calda e l’altra con clima subtropicale umido.

Insomma anche in questo caso i cypripedium non hanno vie di mezzo!

Bocciolo in via di apertura Ibrido di Cypripedium kentuckiense “color ciclamino”

E uno dei genitori dei miei ibridi è proprio il Cypripedium kentuckiense, conosciuto anche come Kentucky Lady’s Slipper (Scarpetta della signora del Kentucky) o Southern Lady’s Slipper (Scarpetta della signora del sud) e lo si può trovare in natura nella stragrande maggioranza degli stati dell’America Centrale, su terreni acidi e arenari.

Colturalmente molti commercianti, dimostrando di conoscere poco di queste piante, vendono i loro “prodotti” (il più delle volte solo acquistati altrove) in terreni composti per lo più da torba mescolata a perlite (praticamente come fossero delle piante carnivore 🙂 ), o se ti va bene li acquisti in terreni con una prevalenza di humus, torba e perlite, ignorando completamente che amano sì un substrato umido, ma dove l’acqua non ristagni e la stessa scorra via istantaneamente.

Insomma, gli esperti coltivatori inglesi lo sostengono da anni… vanno coltivati in un substrato inorganico con una piccolissima parte di terreno organico.

E questo lo ho appurato a mie spese.

Cypripedium “Pink Flower”

Dopo pochi giorni dall’acquisto, due “fratelli” di quello che vedete in foto (un ibrido – registrato? – denominato Pink Flower“), si sono staccati letteralmente dalla base che spuntava dal terreno dove erano coltivati. Non avevo esagerato con l’acqua, non vi era vento né lumache. Avevo sperimentato, senza colpe a me imputabili, che molti Cypripedium, anche se ibridi e quindi più resistenti, sono soggetti a marciume del “colletto”, che quindi tende a rompersi quando c’è troppa sostanza organica nel substrato, quando si bagnano troppo o se si surriscaldano.

Il cypripedium teme tantissimo le giornate torride ed afose, tipiche in estate di molte zone italiane e l’unica soluzione in quei giorni è quella di spostarli all’ombra, in zona ventilata o, se come me li coltivate negli “scolapasta”, estrarli dalle fioriere e portarli al fresco all’interno dell’appartamento e comunque in zona illuminata anche se ombrosa e ventilata.

Cypripedium “Pink Flower

Il substrato che uso è quindi composto da perlite, pomice e una minima parte di bark fine e torba. Prediligendo gli stessi un posto fresco, semi-ombreggiato e/o soleggiato per poche ore al giorno, a differenza di quanto scritto nell’articolo sulle Calenthe  e alla luce del fatto che stiamo andando verso l’estate – (anche se il freddo è ancora persistente) – reputo che l’ideale sarà posizionarli, a tempo debito, sul lato nord a ridosso della parete della casa, in modo siano riparati su un substrato che trattenga l’umidità ma perfettamente drenante.

Alcuni cypripedium che ho acquistato sono invece coltivati in un mix così composto: 50% terriccio organico, 20% agriperlite, 10% torba, 10% sabbia e 10% corteccia .

Gli studi proseguono … e come diceva Aristotele “ Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo!”

Buon divertimento con questa nuova sfida!

4 pensieri riguardo “I CYPRIPEDIUM”

  1. Ho acquistato il mio primo cypri….molto interessante l’articolo, ne farò buon uso per coltivarlo al meglio, grazie1000

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