CATASETUM PILEATUM.

Fiori di Catasetum Pileatum

Un articolo ispirato da una domanda di Angelica, che ha la fortuna di abitare vicino al mare della stupenda Calabria!

Quasi tutte le Catasetinae seguono il modo di coltivazione descritto nella scheda dedicata alla Fredclarkeara After Dark  .

Quasi tutte… Il Catasetum Pileatum è una di quelle che si diversificano. E’ una delle Catasetinae che considero più impegnative, che si differenzia, anche se solo leggermente, dalle altre appartenenti a questa specie, non solo per il classico “cappuccio” (pileatus) ma anche per il modo di coltivazione.

Il Pileatum può raggiungere una delle più grandi dimensioni della specie e, in base alle condizioni colturali, sviluppare fiori maschili o femminili.

Il suo habitat naturale è tipico delle foreste situate in pianura in condizioni climatiche tipicamente tropicali o per meglio dire delle foreste pluviali calde e umide. Sono piante tipiche degli Stati del Sud America ( Ecuador, Colombia, Brasile e Venezuela).

Fiori di Catasetum Pileatum completamente aperti

Si differenzia dalle altre Catasetinae in quanto nel suo habitat naturale subisce una breve stagione invernale secca e questo può essere il motivo principale per cui potrebbe non andare completamente in dormienza. Ho notato che, anche se coltivata bene, l’intervallo temporale della dormienza può essere piuttosto breve e alcuni esperti coltivatori forniscono o favoriscono la dormienza invernale, solo ed esclusivamente se l’aspetto della pianta lo richiede. In una delle foto sotto si vede il Pileatum fiorito ad agosto, con lievi segni di ingiallimento sulle foglie ma già con un nuovo pseudobulbo in formazione.

Fiori e inflorescenze.

Fiori di Catasetum Pileatum in via di formazione

I fiori profumati possono essere di diversi colori, ragione dell’esistenza di un gran numero di varietà dai nomi più diversificati. Il colore può spaziare dal rosso al bianco, dal color panna al verde o al giallo: i fiori sono cerosi e carnosi, profumati, che si aprono in maniera molto piatta. Il fiore maschile è dotato del classico grilletto di espulsione più volte descritto nei miei articoli. Il getto floreale in questa specie nasce vicino alla base dello pseudobulbo in maturazione, tipicamente a fine estate o autunno, sebbene le piante siano in grado di fiorire in qualsiasi momento.

Irrigazione.

Nel loro habitat naturale, a parte alcuni mesi nel fine inverno ed inizio primavera, le piogge sono una costante con mesi dove possono essere anche abbondanti. Come le altre Catasetinae va irrigata abbondantemente durante la crescita attiva per tendenzialmente ridurre la quantità d’acqua durante l’autunno.

La nascita di un nuovo pseudobulbo

Non si devono comunque annaffiare fino a quando le radici e i nuovi pseudobulbi non raggiungono le adeguate dimensioni e comunque io, per questa pianta, riprendo le normali irrigazioni quando il nuovo pseudobulbo ha raggiunto l’altezza di circa 10 cm.

Periodo di riposo o dormienza.

Come già detto il Catasetum pileatum non è di facile gestione essendo il suo periodo di dormienza meno marcato di altre Catasetinae.

Segnale di prossima dormienza sulle foglie

In ogni modo nel periodo invernale anche se la pianta ha foglie verdi, riduco l’irrigazione e la sospendo completamente se la pianta dimostra volontà di andare in dormienza o quantomeno i classici segnali dati dalle foglie.

Temperature e umidità

Per quanto descritto sopra, le temperature, anche in dormienza, per questa pianta non dovrebbero scendere sotto i 15° e non superare i 32° ma soprattutto la pianta ha bisogno di elevata umidità anche nella stagione secca, che corrisponde cioè al nostro inverno, passando quindi da un 80% estivo ad un minimo di un 65 – 70 % invernale.

È una pianta che si può considerare “termofila”.

Durante tutto l’anno, la temperatura media diurna è di 29-32°C e la temperatura media notturna è di 23°C.

Luce

Getto floreale in formazione

Crescendo all’ombra della foresta ha bisogno di elevata intensità luminosa, ma non di sole diretto e quindi luce schermata.

Fertilizzazione

Va fertilizzata abbondantemente nella stagione di crescita, tenendo sempre presente che ha bisogno di tanta acqua, calore e umidità.

Uso 1 gr/lt di fertilizzante bilanciato una volta alla settimana, avendo cura di risciacquare l’apparato radicale con acqua osmotica almeno una volta al mese. Da novembre circa e comunque fino a che i nuovi pseudobulbi non raggiungono i 10 cm di altezza la fertilizzazione viene sospesa fino alla primavera o all’adeguata formazione del nuovo pseudobulbo.

Substrato, vasi e rinvaso.

Sul substrato le scuole di pensiero si dividono, chi consiglia solo sfagno e chi usa lo stesso mescolato a bark e qualche inerte minerale.

Getto floreale

Personalmente li coltivo in vasi di plastica bucati ai lati o in fuscelle per la ricotta, dei contenitori sicuramente non estetici ma che permettono di tenere il substrato sciolto e di asciugarsi rapidamente mantenendo però un po’ di umidità. Uso un mix lapillo vulcanico, pomice e bark al quale aggiungo anche un pò di sfagno, zeolite cubana e carbone di legna per garantire la permeabilità all’aria del substrato e la protezione dall’acidificazione nonché evitare muffe, insetti e parassiti.

Non tollerando l’acidificazione attorno alle radici, è una pianta che rinvaso annualmente alla comparsa della nuova crescita che spunta dalla base degli pseudobulbi più vecchi.

Molti consigliano di rimuovere gli pseudobulbi più vecchi, a parte un paio di quelli più giovani, ma personalmente io li lascio tutti in quanto posso sempre intervenire in tal senso rinvasando praticamente ogni anno.

E non è la prima volta che dagli pseudobulbi più vecchi nasce un nuovo pseudobulbo o un getto floreale!

L’orchideofilia non è una scienza esatta!

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