CYMBIDIUM

Cymbidium  tra le orchidee più facilmente reperibili in commercio, prima molto amate e diffuse, oggi passate in secondo piano, sorpassate dalle Phalaenopsis e da altre orchidee più contenute; si ritrovano nelle festività invernali e primaverili, nei negozi di fioristi o nei garden center sia come piante sia come fiori recisi È facile regalarne o riceverne uno in regalo proprio per la bellezza della loro fioritura. La sua ammirazione decade quando, passata la fioritura, tale pianta, a differenza delle altre ci appare più grande ed ingombrante rispetto a quando era in fiore ed inoltre, non si sa esattamente come trattarla, il che ci porta ad abbandonarla in un angolo della casa o meglio in balcone

Sono orchidee epifite, che crescono cioè sulla corteccia degli alberi; ma anche terrestri, crescendo alla base degli alberi, in humus fogliare.

Hanno sviluppo simpodiale con voluminosi pseudobulbi, strettamente ammassati tra loro da cui prendono origine sia le foglie sia gli steli a fiore.

 

Le foglie in numero variabile da 3 a 12 sono lunghe nastriformi, ricadenti, flessibili, ma vi sono anche specie con foglie dure e rigide. Occorre fare attenzione perchè le foglie catafilliche, avvolgendo lo pseudobulbo, possono nascondere, e rendere difficili da vedere, eventuale parassiti, tipi cocciniglia.

 

 

Lo stelo fiorale è lungo, si forma alla base dello pseudo bulbo maturo, può essere eretto o ricadente, può portare fino a 20 fiori di dimensioni variabili.

Il fiore, come in tutte le orchidee, è costituito all’ esterno da un sepalo dorsale e da due sepali laterali, all’ interno da due petali e da un labello, che è la parte più vistosa e colorata del fiore.

 

 

 

E’ possibile in base alla dimensione del fiore suddividere i cymbidium in due gruppi: quelli classici chiamati anche standard con fiori grandi, circa 10 cm di diametro, e i miniatura con fiori molto più piccoli. È da notare che per tantissimi anni solo le specie a fiori grandi hanno contribuito allo sviluppo degli ibridi attuali, diffondendo la loro conoscenza e commercializzazione, sono quelli che con facilità si possono reperire nei negozi di fiori; solo recentemente si sono diffusi quelli a fiore piccolo.

Vi è poi una nuova categoria di Cymbidium che sta emergendo a livello commerciale i cosiddetti “Cascade”, cioè Cymbidium a inflorescenza pendula.

I cymbidium sono molto esigenti in fatto di alimentazione, lo dimostra il voluminoso e robusto apparato radicale di cui dispongono; grosse radici carnose, ricoperte da un velamen bianco.


Come già precedentemente detto, parlando dei Dendrobium, per meglio coltivare tale pianta è utile capire il suo ambiente naturale:  il genere Cymbidium  presenta un areale molto vasto, diffuso prevalentemente nel continente asiatico, si spinge dal Nord ovest dell’India , Thailandia e al Giappone, si presenta quindi, in ambienti estremamente vari; dalle regioni elevate delle Cina e dell’Himalaya, piante che necessitano di periodi freddi per avviare la fioritura, a zone a clima temperato,e in regioni contraddistinte dalle foreste tropicali, quindi temperatura e umidità elevate.

 

Come vedete il suo areale in alcuni punti si sovrappone a quello del Dendrobium che ho affrontato nell’articolo precedente per cui le cure, le coltivazioni di assomigliano molto.

 

Entriamo nel dettaglio, e mi riferisco alla coltivazione dei Cymbidium a fiori grandi, quelli standard, quelli più facilmente reperibili, essi provengono da specie himalayane e cinesi

In natura questi Cymbidium a grandi fiori crescono tra 1000 e 3000 m, su tronchi e rami di grandi piante caducifoglie o alla base di questi, in foreste montane; il clima pertanto è caratterizzato, da estati calde ed umide (per l’arrivo dei monsoni estivi) e da inverni freddi e secchi.

Come vedete si ritrova l’inversione dei periodi rispetto al nostro ambiente di coltivazione, pertanto d’estate vanno tenuti all’aperto, in posizione soleggiata, in terrazzo od in giardino e bisogna annaffiare molto abbondantemente (ovviamente in relazione al substrato) – nel loro ambiente naturali di fatti piove tutti i giorni- e fertilizzare con regolarità (diciamo ogni 3 annaffiature con 2gr/litro).

Se la posizione in cui lo collochiamo è soleggiata sarà opportuno arrivarci per gradi, altrimenti si correrà il rischio delle scottature; una posizione soleggiata porterà le foglie ad assumere una colorazione gialla verdestra, sintomo di BUONA posizione, la colorazione verde tornerà d’autunno. Altrimenti se le foglie restano di un verde intenso significa che la luce è stata insufficiente e la fioritura sarà scarsa o assente.

RICORDIAMOCI  più sole più acqua.

Verso la fine di settembre sarebbe opportuno spostare le piante in luoghi in cui la temperatura scende verso i 10 gradi di notte, è proprio questa esposizione al fresco a stimolare la fioritura ed ovviamente si riducono le annaffiature fino a sospenderle del tutto con l’arrivo di dicembre.

Sebbene come abbiamo detto siano piante di montagna e in grado di resistere a bruschi abbassamenti di temperature, quando le giornate fredde sono molte ed durature  occorre ripararle.

Inoltre le piante su cui vivono, perdono le foglie nel periodo invernale, pertanto il Cymbidium si troverà innondato da tanta luce, pertanto quando le ripariamo dal freddo, mettiamole in ambienti luminosi in quanto la pianta continua la fotosintesi anche d’inverno! Ma soprattutto una cattiva esposizione ai raggi del sole è tra le prime cause di non fioritura. Ripeto ha bisogno di luce, anche e specialmente nel periodo autunnale e invernale.

Capito quanto sopra, la coltivazione dei Cymbidium è assai semplice, basta rispettare le regole generali, in sisntesi: usare un substrato assai drenante ma che mantenga al contempo l’umidità, dare molta, molta luce ed acqua d’estate, fertilizzare bene, ed esporre la pianta a temperature fresche in autunno, proteggendole però dal gelo.

 

Se tutto è andato bene durante la coltivazione estiva, quando nel tardo autunno poniamo al riparo le piante dal freddo (dal frdddo rigido, perchè abbiamo detto che gradiscono le notti fresche, attorno ai 10 gradi),  potremmo già vedere l’inizio dello sviluppo dell’inflorescenza dalla base dello pseudobulbo maturo.

L’infiorescenza si distingue benissimo dal getto vegetativo, stringendolo tra le dita si riesce a sentire una maggiore consistenza, addirittura si possono sentire delle piccole palline….i futuri fiori.

 

 

In circa tre mesi si avrà la fioritura, di solito tra febbraio e marzo. Durante tutta la fase di maturazione dei boccioli e fino alla loro totale apertura, le temperature notturne non devono superare i 10/12°C.

Il caldo eccessivo potrebbe danneggiare seriamente la pianta, portando alla caduta i boccioli.

Terminata la fioritura, se la pianta lo richiede, pseudo bulbi ammassati al bordo del vaso o rialzati (sembra che tutta la pianta sia stata spinta verso l’alto),  possiamo effettuare un rinvaso e riprendere il ciclo.

Per il rinvaso, abbastanza complicato per via delle grosse e carnose radici della pianta (non sono ramificate) che solitamente si presentano totalmente ammassate e costrette dal vaso, difficilmente districabili,  si usa un substrato assai drenante ed aperto; corteccia di pezzatura grossa, con aggiunta di carbone, anche pezzi di polistirolo; questo substrato, può essere integrato da pezzi grossolani di torba fibrosa, foglie di faggio sminuzzate o terriccio di bosco (sono anche piante terrestri).

Se durante il travaso abbiamo trovato radici marce o rotte e necessario tagliarle con attrezzi sempre disinfettati; dopo il rinvaso per far cicatrizzare al meglio le ferite prodotte si terrà la pianta all’asciutto ed in posizione più ombreggiata, effettuando delle nebulizzazioni costanti per garantire alla pianta l’umidità necessaria.

Se usiamo vasi alti, consigliati perché le radici si sviluppano in profondità (vedi la spinta verso l’alto della pianta), è utile mettere del materiale inerte su fondo, sempre per aumentare il drenaggio (argilla espansa o tufo vulcanico, etc..). Ricordarsi che il vaso deve avere abbondanti fori di drenaggio; se ce ne fossero pochi e se abbiamo usato materiale che trattiene acqua, ne vanno praticati altri con il trapano o con un cacciavite arroventato sulla fiamma che permetteranno uno scolo rapido dell’acqua di annaffiatura. Se abbiamo riscontrato problemi di marciumi, dopo aver lavato bene le radici, è consigliabile mettere l’apparato radicale residuo a bagno in una soluzione acquosa con un fungicida.

Durante l’operazione di eliminazione delle radici rotte o morte è possibile eliminare anche gli pseudobulbi più vecchi ed esauriti, cioè quelli che non portano più le foglie. Questi ultimi, chiamati retrobulbi, se mantenuti umidi e interrati per circa 1/3 possono originare nuovi germogli e quindi nuove piante.

Se invece la pianta è già grande ed ingombrante e, continua a crescere e noi, non abbiamo più spazio, si rende necessaria un divisione. In tale operazione è fondamentale lasciare 4-5 pseudobulbi per porzione. La divisione richiede l’utilizzo di forbici e coltelli disinfettati, ben affilati perché il pane di radici è molto compatto ed intricato, solo successivamente sarà possibile usare le mani per districare e assecondare le linee di accrescimento del rizoma.

 

Saluti.

ciao di nuovo,

ho riletto l’articolo ed è importante fare alcune aggiunte, alcune precisazioni: la pianta necessita di luce, ma come detto occorre arrivarci per gradi pena la scottatura, eccole ;

bruciature da sole

 

 

 

 

 

 

 

 

Questi segnali vi diranno che la pianta ha ricevuto la luce troppo bruscamente e quindi la posizione è troppo aperta; sono piccole necrosi a cui la pianta riesce a sopperire, ma ovviamente meglio non averle.

Inoltre suggerivo una buona irrigazione, vediamo di trovare anche qui i giusti segnali; un eccesso di acqua viene manifestato dalla pianta con l’annerimento della punta della foglia

In questo caso, abbiamo dato troppa acqua alla pianta in relazione al substrato che abbiamo usato (un substrato costituito da materiale con elevata capacità di ritenzione idrica ci deve portare a ridurre le annaffiature), non abbiamo fatto sul fondo del vaso un buon drenaggio, non ci sono state giornate calde e assolate ed abbiamo continuato ad annaffiare come quando vi erano, abbiamo travasato la pianta in vasi più grandi con più substrato che ovviamente trattiene più acqua.

Impariamo a leggere i segnali, inizio di punte nere, lasciamo asciugare il substrato.

Potremmo anche tagliare, con forbici disinfettate, le punte annerite e osservarle poi attentamente per vedere se i nostri cambiamenti hanno prodotto migliorie.

di nuovo i miei  saluti.

 

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