CYMBIDIUM

Cymbidium  tra le orchidee più facilmente reperibili in commercio, prima molto amate e diffuse, oggi passate in secondo piano, sorpassate dalle Phalaenopsis e da altre orchidee più contenute; si ritrovano nelle festività invernali e primaverili, nei negozi di fioristi o nei garden center sia come piante sia come fiori recisi È facile regalarne o riceverne uno in regalo proprio per la bellezza della loro fioritura. La sua ammirazione decade quando, passata la fioritura, tale pianta, a differenza delle altre ci appare più grande ed ingombrante rispetto a quando era in fiore ed inoltre, non si sa esattamente come trattarla, il che ci porta ad abbandonarla in un angolo della casa o meglio in balcone

Sono orchidee epifite, che crescono cioè sulla corteccia degli alberi; ma anche terrestri, crescendo alla base degli alberi, in humus fogliare.

Hanno sviluppo simpodiale con voluminosi pseudobulbi, strettamente ammassati tra loro da cui prendono origine sia le foglie sia gli steli a fiore.

 

Le foglie in numero variabile da 3 a 12 sono lunghe nastriformi, ricadenti, flessibili, ma vi sono anche specie con foglie dure e rigide. Occorre fare attenzione perchè le foglie catafilliche, avvolgendo lo pseudobulbo, possono nascondere, e rendere difficili da vedere, eventuale parassiti, tipi cocciniglia.

Lo stelo fiorale è lungo, si forma alla base dello pseudo bulbo maturo, può essere eretto o ricadente, può portare fino a 20 fiori di dimensioni variabili.

Il fiore, come in tutte le orchidee, è costituito all’ esterno da un sepalo dorsale e da due sepali laterali, all’ interno da due petali e da un labello, che è la parte più vistosa e colorata del fiore.

 

 

 

E’ possibile in base alla dimensione del fiore suddividere i cymbidium in due gruppi: quelli classici chiamati anche standard con fiori grandi, circa 10 cm di diametro, e i miniatura con fiori molto più piccoli. È da notare che per tantissimi anni solo le specie a fiori grandi hanno contribuito allo sviluppo degli ibridi attuali, diffondendo la loro conoscenza e commercializzazione, sono quelli che con facilità si possono reperire nei negozi di fiori; solo recentemente si sono diffusi quelli a fiore piccolo.

Vi è poi una nuova categoria di Cymbidium che sta emergendo a livello commerciale i cosiddetti “Cascade”, cioè Cymbidium a inflorescenza pendula.

I cymbidium sono molto esigenti in fatto di alimentazione, lo dimostra il voluminoso e robusto apparato radicale di cui dispongono; grosse radici carnose, ricoperte da un velamen bianco.


Come già precedentemente detto, parlando dei Dendrobium, per meglio coltivare tale pianta è utile capire il suo ambiente naturale:  il genere Cymbidium  presenta un areale molto vasto, diffuso prevalentemente nel continente asiatico, si spinge dal Nord ovest dell’India , Thailandia e al Giappone, si presenta quindi, in ambienti estremamente vari; dalle regioni elevate delle Cina e dell’Himalaya, piante che necessitano di periodi freddi per avviare la fioritura, a zone a clima temperato,e in regioni contraddistinte dalle foreste tropicali, quindi temperatura e umidità elevate.

Come vedete il suo areale in alcuni punti si sovrappone a quello del Dendrobium che ho affrontato nell’articolo precedente per cui le cure, le coltivazioni di assomigliano molto.

Entriamo nel dettaglio, e mi riferisco alla coltivazione dei Cymbidium a fiori grandi, quelli standard, quelli più facilmente reperibili, essi provengono da specie himalayane e cinesi

In natura questi Cymbidium a grandi fiori crescono tra 1000 e 3000 m, su tronchi e rami di grandi piante caducifoglie o alla base di questi, in foreste montane; il clima pertanto è caratterizzato, da estati calde ed umide (per l’arrivo dei monsoni estivi) e da inverni freddi e secchi.

Come vedete si ritrova l’inversione dei periodi rispetto al nostro ambiente di coltivazione, pertanto d’estate vanno tenuti all’aperto, in posizione soleggiata, in terrazzo od in giardino e bisogna annaffiare molto abbondantemente (ovviamente in relazione al substrato) – nel loro ambiente naturali di fatti piove tutti i giorni- e fertilizzare con regolarità (diciamo ogni 3 annaffiature con 2gr/litro).

Se la posizione in cui lo collochiamo è soleggiata sarà opportuno arrivarci per gradi, altrimenti si correrà il rischio delle scottature; una posizione soleggiata porterà le foglie ad assumere una colorazione gialla verdestra, sintomo di BUONA posizione, la colorazione verde tornerà d’autunno. Altrimenti se le foglie restano di un verde intenso significa che la luce è stata insufficiente e la fioritura sarà scarsa o assente.

RICORDIAMOCI  più sole più acqua.

Verso la fine di settembre sarebbe opportuno spostare le piante in luoghi in cui la temperatura scende verso i 10 gradi di notte, è proprio questa esposizione al fresco a stimolare la fioritura ed ovviamente si riducono le annaffiature fino a sospenderle del tutto con l’arrivo di dicembre.

Sebbene come abbiamo detto siano piante di montagna e in grado di resistere a bruschi abbassamenti di temperature, quando le giornate fredde sono molte ed durature  occorre ripararle.

Inoltre le piante su cui vivono, perdono le foglie nel periodo invernale, pertanto il Cymbidium si troverà innondato da tanta luce, pertanto quando le ripariamo dal freddo, mettiamole in ambienti luminosi in quanto la pianta continua la fotosintesi anche d’inverno! Ma soprattutto una cattiva esposizione ai raggi del sole è tra le prime cause di non fioritura. Ripeto ha bisogno di luce, anche e specialmente nel periodo autunnale e invernale.

Capito quanto sopra, la coltivazione dei Cymbidium è assai semplice, basta rispettare le regole generali, in sisntesi: usare un substrato assai drenante ma che mantenga al contempo l’umidità, dare molta, molta luce ed acqua d’estate, fertilizzare bene, ed esporre la pianta a temperature fresche in autunno, proteggendole però dal gelo.

Se tutto è andato bene durante la coltivazione estiva, quando nel tardo autunno poniamo al riparo le piante dal freddo (dal frdddo rigido, perchè abbiamo detto che gradiscono le notti fresche, attorno ai 10 gradi),  potremmo già vedere l’inizio dello sviluppo dell’inflorescenza dalla base dello pseudobulbo maturo.

L’infiorescenza si distingue benissimo dal getto vegetativo, stringendolo tra le dita si riesce a sentire una maggiore consistenza, addirittura si possono sentire delle piccole palline….i futuri fiori.

 

 

In circa tre mesi si avrà la fioritura, di solito tra febbraio e marzo. Durante tutta la fase di maturazione dei boccioli e fino alla loro totale apertura, le temperature notturne non devono superare i 10/12°C.

Il caldo eccessivo potrebbe danneggiare seriamente la pianta, portando alla caduta i boccioli.

Terminata la fioritura, se la pianta lo richiede, pseudo bulbi ammassati al bordo del vaso o rialzati (sembra che tutta la pianta sia stata spinta verso l’alto),  possiamo effettuare un rinvaso e riprendere il ciclo.

Per il rinvaso, abbastanza complicato per via delle grosse e carnose radici della pianta (non sono ramificate) che solitamente si presentano totalmente ammassate e costrette dal vaso, difficilmente districabili,  si usa un substrato assai drenante ed aperto; corteccia di pezzatura grossa, con aggiunta di carbone, anche pezzi di polistirolo; questo substrato, può essere integrato da pezzi grossolani di torba fibrosa, foglie di faggio sminuzzate o terriccio di bosco (sono anche piante terrestri).

Se durante il travaso abbiamo trovato radici marce o rotte e necessario tagliarle con attrezzi sempre disinfettati; dopo il rinvaso per far cicatrizzare al meglio le ferite prodotte si terrà la pianta all’asciutto ed in posizione più ombreggiata, effettuando delle nebulizzazioni costanti per garantire alla pianta l’umidità necessaria.

Se usiamo vasi alti, consigliati perché le radici si sviluppano in profondità (vedi la spinta verso l’alto della pianta), è utile mettere del materiale inerte su fondo, sempre per aumentare il drenaggio (argilla espansa o tufo vulcanico, etc..). Ricordarsi che il vaso deve avere abbondanti fori di drenaggio; se ce ne fossero pochi e se abbiamo usato materiale che trattiene acqua, ne vanno praticati altri con il trapano o con un cacciavite arroventato sulla fiamma che permetteranno uno scolo rapido dell’acqua di annaffiatura. Se abbiamo riscontrato problemi di marciumi, dopo aver lavato bene le radici, è consigliabile mettere l’apparato radicale residuo a bagno in una soluzione acquosa con un fungicida.

Durante l’operazione di eliminazione delle radici rotte o morte è possibile eliminare anche gli pseudobulbi più vecchi ed esauriti, cioè quelli che non portano più le foglie. Questi ultimi, chiamati retrobulbi, se mantenuti umidi e interrati per circa 1/3 possono originare nuovi germogli e quindi nuove piante.

Se invece la pianta è già grande ed ingombrante e, continua a crescere e noi, non abbiamo più spazio, si rende necessaria un divisione. In tale operazione è fondamentale lasciare 4-5 pseudobulbi per porzione. La divisione richiede l’utilizzo di forbici e coltelli disinfettati, ben affilati perché il pane di radici è molto compatto ed intricato, solo successivamente sarà possibile usare le mani per districare e assecondare le linee di accrescimento del rizoma.

Saluti.

Aggiornamento 31/05/2019

Ciao di nuovo,

ho riletto l’articolo ed è importante fare alcune aggiunte, alcune precisazioni: la pianta necessita di luce, ma come detto occorre arrivarci per gradi pena la scottatura, eccole ;

bruciature da sole

 

 

 

 

 

 

 

 

Questi segnali vi diranno che la pianta ha ricevuto la luce troppo bruscamente e quindi la posizione è troppo aperta; sono piccole necrosi a cui la pianta riesce a sopperire, ma ovviamente meglio non averle.

Inoltre suggerivo una buona irrigazione, vediamo di trovare anche qui i giusti segnali; un eccesso di acqua viene manifestato dalla pianta con l’annerimento della punta della foglia

In questo caso, abbiamo dato troppa acqua alla pianta in relazione al substrato che abbiamo usato (un substrato costituito da materiale con elevata capacità di ritenzione idrica ci deve portare a ridurre le annaffiature), non abbiamo fatto sul fondo del vaso un buon drenaggio, non ci sono state giornate calde e assolate ed abbiamo continuato ad annaffiare come quando vi erano, abbiamo travasato la pianta in vasi più grandi con più substrato che ovviamente trattiene più acqua.

Impariamo a leggere i segnali, inizio di punte nere, lasciamo asciugare il substrato.

Potremmo anche tagliare, con forbici disinfettate, le punte annerite e osservarle poi attentamente per vedere se i nostri cambiamenti hanno prodotto migliorie.

di nuovo i miei  saluti.

 

35 pensieri riguardo “CYMBIDIUM”

  1. Ciao Simone,
    Ho un Cumbidium da un mesetto, preso bello rigoglioso , 5 steli floreali ora tutti coi fiori aperti. Da una settimana ho notato parecchie foglie tendenti al marrone. Non so cosa possa essere. Ho dato da bere per immersione dopo che ho visto asciutto il substrato. Dove posso mostrarti delle foto?

    1. Essendo un blog e non un forum se vuoi farci vedere una immagine la dovresti caricare da siti esterni tipo https://postimages.org/ , seguire le istruzioni e postare il link di collegamento.

      oppure la invii a redazione@orchideeincasa.it che ci pensiamo noi.
      Se usi quest’ultimo sistema avvisaci con un commento perchè non siamo sempre così immediati nella lettura della posta!

      Felice giornata,
      orchideeincasa

    1. Grazie.
      Felice che l’articolo di Simone ti sia stato utile.
      Il prossimo articolo sarà sulle orchidee da serra fredda.
      Ciao.

  2. Bellissimo articolo e molto utile. Vedrò di applicare vostri consigli ai miei cymbidium che ad oggi mi hanno fatto solo foglie!

    1. Ciao.
      Grazie per il tuo commento.
      Il secondo articolo del mese di marzo parlerà della mia esperienza con questa pianta e considera che ho appreso tutto da Simone .
      E’ da novembre che sono in fiore e ho gli ultimi tre in fioritura a breve.
      Ti posso garantire ( e oggi siamo a – 4° ) che è solo una questione di “posizionamento” ambientale.
      Seguici!

      ciao

        1. E’ un piacere.
          Ho anticipato l’uscita dell’articolo sul diformismo sessuale delle Catasetinae così il primo articolo di Marzo sarà integrato appositamente per te!
          Ciao

    2. Ciao e ben trovato,
      Sappi che mi rendi felice, il tuo commento a questo articolo mi rallegra, xchè vuol dire che vi sono ancora estimatori di questa pianta “vintage”; pianta che ha avuto la sua esplosione in anni ormai passati.
      Una corretta collocazione aiuta molto e fa perdonare errori colturali.
      Un saluto.

      1. Grazie a te del bell’articolo. Adoro i Cymbidium. Peccato non riesca più a trovare dei vivai che vendano piante a fiore piccolo.
        Credo di aver fatto degli errori di posizionamento nel passato e di non aver dato la possibilità alle mie piante di stare un po’ al fresco.

        1. Ri-ciao Michele.
          Penso che tu abbia già individuato due errori sicuramente commesi nella coltivazione dei tuoi Cymbidium.
          1) la carenza di freddo che porta la pianta a non fiorire o a fiorire in modo stentato.
          2) Il cymbidium è una pianta eliotropica e cioè che non tollera ( o assai poco) gli spostamenti che variano l’orientamento dello stimolo luminoso (naturale o artificiale che sia). Per questo segno i miei vasi e se li devo spostare li oriento sempre allo stesso modo!
          A presto.

          ciao

    1. Ciao Fabiana, fammi capire stiamo parlando di questo febbraio, febbraio 2021, giusto?.
      Se cosi mille sono le variabili…..nel senso che non puoi sapere come è stata tenuta e gestita questa pianta, può essere passata da condizioni ottimali per lei, al tuo ambiente domestico non perfetto, una fase di assestamento è comprensibile. Può essere stata tenuta male ed allora risentirne successivamente.
      Partendo da queste due supposizioni dobbiamo anche dire che se il “bulbo” incriminato si trova al centro della pianta può essere una normale senescenza. Ti consiglierei di pulire meglio i “bulbi” dalle vecchie foglie, li si annidano solitamente insetti dannosi e defogliatori.
      Dal colore delle foglie, ovviamente deducibile dalle foto, direi che la pianta non riceve sufficiente luce e neppure come durata, mi sembrano verde intenso. Non vedo neppure bruciature da sole. Le mie sono giallo-verde, ho piante in all’esterno in pieno sole.
      Rammenta che è una pianta famelica, ha fame non disdegna il concime anche di 2gr in un litro d acqua.
      È pianta che necessita del periodo freddo e NON una totale interruzione delle irrigazioni come il DN, seppur condividendo in parte lo stesso areale.
      Tienici aggiornati.

    2. Ciao Fabiana..
      L’articolo di Simone sui Cymbidium contiene praticamente tutti i consigli sulla coltivazione di questo genere .
      Ovvio che – al profano – sentir parlare di “periodo freddo e riposo della pianta” sembra piuttosto strano… I più pensano che le piante (orchidee comprese) si sistemano in un angolo della casa, gli si da da bere (quando ci si ricorda 🙂 ) e tutto finisce li.
      Purtroppo (e per fortuna) non è così.

      Il cymbidium è una pianta da “serra fredda” e, se ti interessa ti consiglio di leggere questi articoli.
      Sono la base per comprendere la coltivazione di queste piante.
      Il Dendrobium
      La suddivisione per zone climatiche
      La serra fredda
      Appunti sul Cymbidium .
      Tieni presente che ora la pianta riparte per accumulare riserve per la prossima fioritura … sei nel giusto momento per fare un ottimo “allenamento” e prepararla per una stupenda prossima fioritura.
      Confidiamo che le nostre risposte ti possano aiutare.
      Ciao.

  3. Buongiorno! Ho un cymbidium “antico”, me l’ha regalato, fiorito, la nonna del mio compagno, figlio di una pianta che aveva da tantissimi anni… C’è l’ho da 4 anni e nn ha più fiorito ma quest’inverno l’ha passato davvero male. Casa piccola con stufa a pellet, l’unica stanza luminosa è la zona giorno ma ci sono minimo 17 gradi, 22 alla sera… X ovviare l’ho bagnata spesso, troppo spesso, credo di averle fatto marcire le radici, le uniche in vista sono molli e come vuote… E come letto nell’articolo le foglie hanno iniziato a seccare dalla punta. Ora DEVO assolutamente cercare di salvarla… È in un vaso di coccio, in quella che sembra normale terra da giardino, svaso pulisco le radici morte e poi? Ho letto altrove di usare la cannella, stesso vaso o meglio in plastica? Più piccolo visto che la parte “viva” si è ridotta e le piace stare nello stretto? Scusate il papiro lunghissimo e grazie per i consigli

    1. Ciao Silvia.
      Vediamola positiva… 🙂
      Non ti è mai fiorito per ragioni di temperatura e sei stata brava a mantenerlo in vita sino ad ora.
      Ti consiglio di leggere con attenzione questo articolo nel quale si parla anche dei motivi della mancata fioritura dei Cymbidium.
      Ovviamente , se la tua abitazione non ha un balcone, una stanza fredda o un giroscale non riscaldato sarà molto difficile che ti fiorisca.
      Ma, per ora, il tuo scopo è salvare la pianta.
      Il primo consiglio è di cogliere l’occasione per rinvrinvasarlo e quindi controllare così le radici medesime.
      Devi usare un vaso un paio di centimetri più grande dell’ attuale apparato radicale (se la pianta ha già occupato tutto lo spazio considerando la pianta al “netto” e cioè pulita e bonificata) in quanto ai cymbidium piace stare stretti, come substrato un materiale molto drenanrte (io uso bark pezzatura media, perlite,argilla espansa e torba di sfagno).
      Il vaso di coccio è perfetto in quanto (di solito) l’estrazione della pianta risulta molto più semplice.
      QUI una foto dell’impianto radicale di un Cymbidium che ho rinvasato la scorsa settimana per un altro problema … considera che le radici sono molto bagnate e nonostante tutto sono quasi bianche, turgide e ovviamente senza segni di marciscenza.
      Se trovi radici marce devi fare un restyling e una pulizia completa della pianta.
      Una volta pulita e sanificata devi immergere la pianta (tutto l’apparato radicale) in un funghicida ( io uso Previcur Energy della Bayer a dosi di 3ml x lt).
      Nel tuo ambiente io continuerei con il vaso di coccio che respirano meglio. Con un vaso di plastica molto probabilmente sarebbe già tutta marcita.

      Spero di aver risposto alle tue domande e aspettiamo anche i consigli di Simone che è l’autore di quest’articolo!

      Buona fortuna e facci sapere.

      Ciao

  4. Grazie! Ho un piccolo terrazzo, coperto e chiuso su 3 lati ma vivo in un paesino di montagna nel nord del Piemonte e gli inverni sanno essere molto freddi… Che temperature minime reggono e x quanto tempo? Magari questo autunno riesco a costruire (a farmi costruire ?) un riparo sulla mensola dove passerà l’estate e magari dell’isolante intorno al vaso…. Ma credo che scenderà cmq vicino allo 0

    Ps: Dopo aver letto il tuo articolo sulla serra fredda (e nn gelida) mi sono risposta da sola…. Cercherò di farla stare bene, anche senza fiori, in attesa di cambiare casa, cosa che succederà visto il poco spazio un bimbo piccolo e la mancanza di giardino

    1. ciao Silvia, benvenuta.
      come avrai capito leggendo l’articolo o meglio gli articoli che trattano di questa pianta vintage, il luogo in cui la coltivavi ed il modo in cui la gestivi non erano esattamente appropriati, non voglio dire sbagliati, perchè l’areale in cui questa pianta si presenta è molto vasto ed esteso, spingendosi in ambienti estremamente diversi tra loro….caratteristica comune e necessaria per questa pianta è la presenza di inverni freddi e secchi, prerogativa per una fioritura. Tuttavia non dobbiamo dimenticare le estati calde, piovose e umide determinate dall’arrivo dei monsoni.
      Questa piccola premessa serve soltanto ad analizzare il tuo ambiente di coltivazione: stanza con stufa(io leggo poca umidità ambientale), 17 gradi di giorno – 22 la sera(io leggo sfasatura per la pianta a seguito di temperatura più alta durante la notte rispetto al giorno, con ribaltamento dell’escursione termica), bagnata spesso in vaso di coccio(io leggo difficoltà di scarico dell’acqua per via dell’unico foro che solitamente vi è nei vasi di coccio), radici in vista(io leggo asfissia, solitamente i cymbi “commerciali” non hanno radici a vista), punte delle foglie nere( io leggo troppa acqua in relazione al substrato di coltivazione) normale terra da giardino (io leggo…e te che leggi???).
      Ovviamente una pianta in queste condizioni difficilmente arriverà alla fioritura, periodo per me, più stressante per la pianta stessa e soprattutto periodo che necessità di attenta preparazione estiva e ricca di nutrimenti. Altro requisito necessario il freddo o meglio il fresco. Come vedi la mancanza di fioritura non dipende esclusivamente dal freddo, bensi da insieme di fattori( anche la luce) in cui il freddo stimola l’induzione a fiorire. Devi quindi gestire la pianta per poi arrivare al freddo. Capito questo, passiamo al travaso, hai mai visto l’apparato radicale di un cymbi?? Sono un insieme, una massa, un intreccio di radici(grosse carnose, ricoperta da bianco velamen) tra loro talmente strette avviluppate da renderle inestricabili e difficilmente pulibili…..anche armati di tanta, TANTA pazienza, il risultato sarà difficile da raggiungere, limitati semmai a levare quelle marce vuote o rotte. Pulisci via il vecchio terriccio. Il vaso di coccio ottimo, sia per la stabilità della pianta, sia per la sua porosità ma vi praticherei ulteriori fori di scolo. Il substrato deve essere drenante e ricco.
      Ovviamente gli attrezzi devono essere puliti e disinfettati, e se ti fosse possibile un bagnetto in un soluzione contenente antifungo.
      Dopo tutte queste parole avrai capito che rispondere alla tua domanda, di quale sia la temperatura limite e per quanto tempo, è molto difficile rispondere, in quanto la resistenza dipende dalla “forza” accumulata dalla pianta durante l’estate. Beh certamente non le metto alla prova con temperature folli.
      Non dimenticare di fornire luce anche nel periodo invernale.
      Saluti Simone

  5. Salve! Ho preso quest’inverno due bulbi maturi con annesse foglie dalle piante grandi di mia mamma! Le ho tenute in uj luogo molto luminoso e riparato, nessun problema! Ho notato però spostando il substrato due ripartenze, come quella che si vede in una delle foto sopra… è mai possibile in questo periodo??

    1. Ciao Maria Chiara!
      Certo!
      E’ primavera e i Cymbidium, come la stragrande maggioranza delle orchidee e delle altre piante ripartono.
      Se è come quello che vedi nella seconda e nella nona foto di quest’articolo è un nuovo pseudobulbo, se invece passandolo tra le dita senti delle protuberanze è un getto floreale. Il getto floreale lo vedi nella settima foto.
      Non è stagione ma ho visto dei “tardivi o precoci” che dir si voglia, fiorire anche fuori stagione.
      Tutto dipende da come è stato tenuto. E il fatto che abbia subito uno stress da divisione non aiuta a capire in che stato sia la pianta.

      Ciao e grazie per la visita e facci sapere cosa diventa!

    2. ciao Maria Chiara,
      in Natura tutto è possibile, poi sarebbe anche il periodo giusto e corretto.
      Un piccolo consiglio, quando stacchi dalla pianta madre i bulbi, assicurati di prelevarne almeno tre assieme di grandezze( quindi stadi di crescita)differenti.
      saluti simone

  6. Ciao! Essendo giornata di rinvasi eccomi con le lacrime agli occhi… le robuste e famigerate radici del cymbidium nn le ho viste…. Tutto marcio, secco e vuoto… Ho salvato una decina di pseudobulbi con qualche abbozzo di radice sana. Bagno nel funghicida, faccio asciugare e poi? Posso sperare che riparta? Li lascio solo appoggiati al substrato o li interro leggermente? Le foglie le hanno ancora, nebulizzo ma nn bagno? Faccio una struttura in fil di ferro, come quelli che mettono sui gerani ricadenti x venderli, x tenere in piedi le piante? Ma nn saprei come ancorarle più saldamente…

    1. Ciao Silvia, ti riporto la mia esperienza di un paio di mesi fa. A inizio aprile ho ‘rubato’ da una pianta di mia madre 2 pseudobulbi di Cimbydium ormai vecchi, senza foglie né radici, ma che erano belli sodi. Ho disinfettato i tagli con polvere di cannella e lasciato cicatrizzare per qualche giorno. L’8 aprile ho messo in un vasetto di vetro una manciata di substrato (bark/pietra pomice/sfagno) umido ed ho poggiato sopra gli pseudobulbi. Ho chiuso il vasetto con la pellicola trasparente forata per favorire la formazione di un microclima umido ma con un minimo di ricambio d’aria, ed ho messo il tutto in casa, ai piedi di un balcone da cui non entra il sole diretto. Ho aperto il vaso una volta a settimana per favorire l’asciugatura del substrato, per ricambio d’aria, e all’occorrenza, ho nebulizzato nuovamente il substrato. Ad oggi, ciascuno pseudobulbo ha una gemma di circa 2 cm di lunghezza, non hanno ancora sviluppato radici, ma noi orchidofili, abbiamo tanta pazienza! Visto che i tuoi pseudobulbi hanno ancora le foglie, io ti consiglierei di accorciarle a circa 20 cm per diminuire la traspirazione ed avere delle piante che è più semplice tenere stabili. Puoi poggiarli sul substrato, interrando i moncherini delle radici, nebulizzando di tanto in tanto foglie e substrato. Ti ripeto che ci vorrà pazienza, ma sono sicura che riuscirai a non perdere la pianta

    2. Ciao Silvia.
      Due sono le strade, quella che già Valeriai ha sperimentato con successo e cioè mettere alcuni pseudobulbi in” Vitro” – un ambiente umido, caldo e con luce giusta – in modo possano spuntare nuovi getti dagli stessi.
      Ma è un procedimento dove non puoi sbagliare altrimenti butti tutto! Insomma è da noi “alchimisti delle Orchidee” ! 🙂
      Io personalmente metterei i bulbi in un vaso interrandoli come lo erano prima e cioè appena sopra un quarto dello pseudobulbo stesso (hai la fortuna che alcuni hanno ancora l’apparato radicale! E questo ti faciliterà il successo!). Se non hanno radici interrali leggermente di più.
      Taglia le foglie come ti ha consigliato Valeria ricordando però che le stesse hanno si funzione importantissima – ma che sottraggono energia allo pseudobulbo per vivere oltre che a stabilizzare ( o radicare) la pianta, in quanto sono le radici che sostengono la pianta e portano energia a tutto l’apparato.
      Ovviamente dovrai nebulizzare sia il substrato (senza inzupparlo ma mantenendolo costantemente umido) che le foglie, nebulizzazione da farsi solo al mattino, porre la pianta dove sia stabile e ferma con la giusta luce (i cymbidium sono piante geofite) e in questo caso non sole diretto.
      Facci sapere se qualcosa prende ma ricordati la regola delle 3 P e delle 3 T di Giancarlo Pozzi, pazienza pazienza e pazienza e tanta, tanta, e ancora tanta!
      Ciao

  7. Buonasera!
    Sono una giovane donna riminese che, dopo vari tentativi su Internet, è da poco “approdata” al Vostro blog, trovandolo molto interessante. Ho trovato infatti il Vostro blog cercando informazioni sulle orchideee Cymbidium, dopo che mia madre ed io, affidandoci ad altri video trovati su Internet, nell’ultima settimana di aprile abbiamo rinvasato il nostro Cymbidium (regalatoci qualche anno fa) dividendolo in due vasi. La pianta originale stava bene ma c’erano troppi pseudobulbi nel vaso.

    Per la divisione abbiamo tolto le radici secche e abbiamo spuntato le rimanenti; abbiamo diviso gli pseudobulbi (disinfettando con alcool lo strumento usato) mettendone 4/5 in ogni vaso. Seguendo le informazioni trovate, non abbiamo dato acqua per diversi giorni, poi abbiamo nebulizzato la torba in superficie e infine, dopo circa 3 settimane, le abbiamo innaffiate, lasciando drenare bene. I due vasi sono stati posizionati dove era la pianta originale, cioè davanti ad un finestrone esposto a nord-ovest, che dà molta illuminazione (da notare che lì davanti abbiamo da tempo diverse piante di Phalaenopsis che stanno bene).
    Inizialmente nei due vasi le piante sembravano stare bene, poi hanno iniziato a peggiorare. Dopo aver verificato la posizione dei rizomi, scoprendo quelli più “sepolti”, e cercato poi di regolarizzare le innaffiature, devo dire che, nonostante alcuni pseudobulbi si siano seccati dopo aver perso le foglie (e dopo la caduta di un vaso per terra perché abbiamo inciampato su una gamba del sostegno…!), la situazione in circa un altro mese (cioè a 1 mese e 3 settimane dal rinvaso) pareva essersi stabilizzata; negli pseudobulbi rimasti “attivi” c’erano anche alcune foglie più giovani e una piccolissima e fragilissima foglia appena spuntata… che emozione!
    Purtroppo però da qualche tempo vediamo svolazzare sui due vasi diversi moscerini neri e lunghi circa 1 millimetro, che forse vengono dal terriccio del vaso (vedi le foto “insetti” ). Ho cercato in rete, ma non ho trovato informazioni su moscerini così piccoli e neri, bensì di moscerini più grandi oppure biancastri. Non riusciamo a capire che moscerini sono e quindi come liberarcene… Non bastavano le cocciniglie che periodicamente ritornano…?!?!
    Abbiamo purtroppo constatato che inesorabilmente diverse foglie nei due vasi -compresa la fogliolina che è spuntata da poco- stanno diventando marroni a partire dalla base (vedi le foto ). Che strazio! Non sappiamo come fare!!! Potete aiutarci a capire dove sta il problema? Ci stiamo amaramente pentendo di aver diviso la pianta originale e di averla rinvasata…!
    In attesa – se vorrete e se è possibile – di un Vostro riscontro in merito e rimanendo a disposizione per qualsiasi chiarimento.
    Vi ringrazio per la disponibilità e, augurando buon lavoro, cordialmente saluto. A presto!

    Valentina Cenci

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    1. Ciao Valentina.
      Simone ti risponderà sicuramente.
      Mi permetto solo di dire una cosa sugli insetti.
      Stabilire che tipo di insetto è – da uno foto – è molto difficile ma molto probabilmente è un tripide anche se gli esemplari adulti sviluppano le ali e le usano molto raramente e quando si sentono in pericolo.

      Devi valutare se gli stessi escono dal substrato ma comunque io userei un prodotto chimico e valido per tutte “le cose” 🙂 che volano!
      Il buon “vecchio” Confidor e/o i cosiddetti “generici” a base di Imidacloprid (ora sostituiti con Acetamiprid) è come il napalm per queste bestiacce, non vi è insetto che vi resista.
      Puoi usare anche il Decis 15 EW o il Decis Jet della Bayer, mi permetto solo di consigliarti però di seguire sempre e comunque le indicazioni sul foglietto illustrativo!
      Usalo sia sulla pianta che nel bark.
      Ciao

      1. ciao Valentina,
        nella tua gestione ci sono tante cose che non capisco, una gestione che non ha capito e compreso lo spirito di questa pianta, e del suo ambiente di coltivazione. Comprendo che internet possa fornire tante informazioni ( e tante bufale che ti possano aver sviato) ma sta a noi capire quale maggiormente si adatti al nostro ambiente di coltivazione avvicinandosi il più possibile al luogo originario (a tal proposito rileggi l’articolo) -diverso dall’ambiente delle phal-.
        Ma prima perchè hai voluto dividere(in realtà te usi il termine rinvaso…operazioni differenti e per motivi vari) la pianta; dici che hai fatto due vasi con 4/5 pseudo bulbi, quindi la pianta madre ne aveva una decina, non mi sembrano così tanti (controlla l’articolo e vedi come i miei erano appressati).
        Sarei curioso di vedere la pianta prima del tuo intervento e del suo stato viato che la collocazione nord-ovest non è delle più adatte..
        Una volta effettuata un’operazione del genere, nel tuo caso di divisione e con il pane di radici dei cimby così compresso e complicato, andiamo per forza a creare delle rotture, pertanto per assicurarci la pronta ripresa della pianta occorre fare tale operazione quando tutti i fattori ambientali sono favorevoli e corretti, si utilizza un substrato nuovo e sterile con la pulizia anche del vaso ( gli insetti correttamente identificati da Gioachino, non si trovano nel terreno nuovo( hai utilizzato un vecchio substrato??)
        Con le orchidee e a maggior ragione con tale operazioni di divisione occorre TANTA TANTA pazienza.

        S

  8. Buonasera Gioacchino e Simone! Grazie mille per i Vostri consigli e scusate se rispondo solo ora…! Purtroppo io non ho una foto della pianta madre prima della divisione, e sono coscia anche del fatto di essere stata un po’ frettolosa e superficiale, non avendo esperienza, nel dividere gli pseudobulbi, che ho scoperto essere una operazione non molto gradita dal Cymbidium; forse sarebbe bastato solo rinvasare in un vaso più grande, senza dividerlo… In questi mesi, inoltre, ho acquisito consapevolezza sulla necessità di conoscere bene le condizioni e i fattori che la pianta richiede in natura per svilupparsi e crescere, e soprattutto sull’opportunità di ricrearli il più possibile simili in casa. Inoltre -sempre per inesperienza- ho utilizzato un substrato non nuovo -sebbene apparisse buono- e non ho pulito il vaso, e forse questo è il motivo della comparsa degli insetti, che notoriamente si “svegliano” col caldo. Effettivamente tali “moscerini” volano solo se li stuzzichi dando dei colpetti al vaso, ma normalmente camminano. In proposito, vorrei fare due domande: poiché le piante sono “ridotte” a pochissime foglie, dando il veleno sopra di esse oltre che sul substrato non sarebbe una “mazzata”? Non so se dico bene, ma vedendo le foglie penso che ci siano problemi alle radici: il veleno penetrerebbe anche fino a loro (dandolo sul substrato) oppure sarebbe meglio trasferire quello che rimane delle piante (ossia anche gli pseudobulbi secchi) in un vaso pulito con terreno nuovo? Forse questo permetterebbe di controllare lo stato dell’apparato radicale, ma sarebbe comunque un evento traumatico per queste piante… Però penso anche che solo con la pazienza -ovvero senza fare niente- la situazione diventi irreversibile. Comunque, mi piace pensare che -con pazienza!- gli pseudobulbi secchi possano riattivarsi, sebbene mi spiaccia pensare di essermi fatta un po’ di esperienza sulle foglie (non avendo lui la pelle…) del mio sventurato Cymbidium…!
    Confidando in un altro momento di confronto e in un Vostro parere a riguardo, auguro buon lavoro e buon proseguimento. A presto! Valentina

    1. Ciao.
      Usato substrato vecchio, non pulito il vaso… mi sembra che tu abbia già risposto alle tue domande. 🙂
      Al 90% sono sicuramente tripidi.
      Sempre stando alle tue affermazioni sembra che hai ancora problemi all’impianto radicale.
      Come dici tu se non fai niente molto probabilmente la situazione diverrà irreversibile. I tripidi per lo più si nutrono di parti della pianta quindi mi sembra che il detto “o la va o la spacca” in questo caso sia appropriato.
      Indipendentemente se il prodotto sia una “mazzata” o meno.
      Devi scegliere un prodotto che di solito sono sistemici – e quindi entrano in tutta la pianta anche se semplicemente nebulizzi – usarlo senza esporre la pianta alla luce solare (neppure indiretta) e osservare cosa succede.
      Ti ho consigliato di irrigare anche il bark perché i tripidi si nascondono nel substrato.
      Così facendo se va bene ti liberi dei tripidi subito, se va male anche della pianta! 🙂
      In anni di coltivazione le piante che ho perso sono pochissime, le conto sulla dita di una mano, ma non so dirti quanto valga il discorso di un “accanimento terapeutico”.
      Se non ci sei legata sentimentalmente forse ti converrebbe ricominciare da una pianta nuova… sicuramente , almeno da un punto di vista economico, ti costerebbe molto ma molto meno, sia in termini di tempo che di denaro.
      Ciao

  9. Buongiorno!
    ho un Cymbidium comprato a marzo di quest’anno che stava in un vaso stretto stretto (le radici erano talmente tante che la plastica del vaso da grigia è diventata bianca per la tensione). Ho pensato che fosse il momento di cambiarle vaso, così l’ho messa in ammollo per cercare di estrarla dal vaso con più delicatezza, ma nulla… Ho dovuto tagliare e rompere il vaso con forbici pulite e disinfettate con alcool.
    Radici perfette, tranne per quelle secche che fuoriuscivano, ma purtroppo durante l’operazione parecchie che erano lungo i lati del vaso si sono rotte… so che può capitare, però ora non so come procedere per far si che non marciscano. Ho cercato un po’ ovunque in internet e ora la pianta mi sta aspettando da un giorno a radici nude: che faccio? pianto e non annaffio? nebulizzo solo? e il vaso di plastica o terracotta?

    Spero in un vostro aiuto
    Grazie in anticipo,
    Greta

    1. Ciao Greta!
      Nella risposta che ho dato a Silvia nel commento dd. 18 maggio 2021 h. 19.16 puoi vedere l’impianto radicale estratto da un vaso simile a quello che hai descritto.
      Nella foto puoi notare dei resti di vaso bianco..
      Il “segreto” (ovviamente se il vaso è di plastica) è tagliare il pezzo sopra del vaso e poi con un po’ di forza allargare sempre più il taglio in modo da poter inserire la forbice e tagliare un altro pezzo…. e via così facendo sino all’estremità inferiore.
      Faccio così anche con i vasi di plastica delle phal con le radici che escono dai buchi di scolo… e non ho mai rotto una radice.
      Ma oramai il danno è fatto!
      Cosa farei io…
      1) Metterei a bagno la pianta per circa un ora in modo assorba acqua che le servirà per i prossimi giorni dove non dovrai bagnare..
      2) Prenderei un vaso di plastica vuoto di circa un paio di centimetri più grande dell’impianto radicale (i cymbidium non amano stare troppo larghi) e ci farei dei fori di almeno 1,5 – 2 cm lungo i lati laterali e a diverse altezze – oltre ovviamente i fori del fondo-. Così facendo arieggerai di più il vaso anche se, in futuro, poi dovrai dare da bere più di frequente.
      3) Appena asciutte le radici esteriori, che saranno quelle sulle quali dovrai intervenire avendole tagliate, metterei della cannella o del cicatrene dove vedi i tagli fatti (non provare a dipanare le radici perché faresti danni maggiori oltre che ad essere praticamente impossibile)
      4) Metterei la pianta nel vaso con nuovo substrato (asciutto) e nebulizzerei le foglie almeno per una settimana tenendo la pianta all’ombra e possibilmente all’interno dove l’aria non asciughi e disidrati così velocemente le radici. Siamo in pieno solleone estivo! 🙂

      Il prossimo anno la puoi estrarre facilmente e se ritieni opportuno mettere in un vaso di coccio.
      I miei sono all’esterno… oggi a 33° in pieno sole sino alle 11, ma sono bagnati praticamente quasi ogni giorno.

      Ciao

      1. Ciao Greta,
        Mi aggancio a quanto detto da Gioachino, precisando che nell estrarre la pianta io, non ho tutta la pazienza dimostrata da Gio….io bagno e a forza di colpetti estraggo….l unica accortezza che avrei fatto dopo la tua estrazione sarebbe stata quella di praticare, alle radici rotte o meglio strappate un taglio netto , pulito( ovviamente con attrezzo disinfettato). Un taglio pulito preciso piuttosto a dei tessuti stracciati guarisce piu velocemente e in maniera migliore. Come mai hai comprato una pianta con il vaso in quelle condizioni??? Solitamente non si rinvasa subito proprio per dar modo alle radici rotte di cicatrizzarsi e non entrare subito in contatto con l acqua, che potrebbe essere anche vettore di malattie e con tessuti stracciati il vero danno sarebbe fatto.
        Quindi si aspetta….e nel frattempo ci si procura del substrato nuovo,in questo caso non occorre solo corteccia, un mix vario, anche comprato, andrebbe bene….preferisco comunque un substrato ben drenante( ricordatevi tuttavia che dipende dalla mano piu o meno pesante nell innaffiature).
        Vaso di plastica o coccio ci sono pregi e difetti x entrambi ma il coccio pesa….
        Saluti

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