LO SFAGNO… GIOIE E DOLORI!

Uno dei substrati più usati – dopo il bark – nella coltivazione delle orchidee è sicuramente lo sfagno!

Sfagno vivo e disidratato.

Parlare di sfagno in un unico articolo è praticamente impossibile, vista la vastità del tema…. Sfagno della Nuova Zelanda, sfagno Cileno (di solito con fibre più corte e frondose), con numerose classificazioni di qualità (premier, classic, supreme e altre), sigle alfanumeriche etc.

Un vero e proprio “ginepraio” per chi è alle prime esperienze.

Le cosa da tenere presente però non sono molte…

Prima fra tutte è che la qualità dello sfagno è importantissima , perchè quando degrada e diventa fradicio e quindi non lascia più passare l’aria, potrebbe far marcire le radici della nostra orchidea.

Affrontiamo quindi l’argomento nella maniera più semplice possibile, descrivendo quello che si dovrebbe sapere.

Lo sfagno e’ una “specie di muschio” (in natura ne esistono centinaia di “varietà”) e il suo habitat naturale sono le zone palustri, gli acquitrini, vive cioè in ambienti molto umidi e poveri di sali minerali.

Lo si trova esteso in ampi tappeti che galleggiano sull’acqua formando – alla sua base – letti di torba.

E’ un substrato importante per i coltivatori di orchidee… considerato quasi essenziale per i coltivatori di molte specie di carnivore.

Paphiopedilum in top dressing
Sfagno nelle sarracenie

Io, lo sfagno disidratato, lo uso miscelato in diverse proporzioni, sia per quanto riguarda due delle mie“specie” preferite – e cioè tutte le catasetinae (piante che alternano la dormienza con la crescita vegetativa), sia per le Coelogyne Cristate (piante da serra fredda che durante l’inverno non devono essere bagnate); aggiungo inoltre pochi “filamenti” anche nei Paphiopedilum, oltre che ad ovviamente integrarlo (quello vivo) nei vasi di tutte le mie sarracenie (piante carnivore).

Quando comincio l’irrigazione delle orchidee, il substrato di sfagno delle stesse, resta uniformemente umido oltre al fatto che lo stesso trattiene il nutrimento.

Ci sono coltivatori che coltivano in sfagno “puro” sia le Phalaenopsis che le Cattleye. A tanto non sono mai arrivato ma non è detto che non ci scappi qualche prova!

Ma perchè è così importante quale substrato ?

La conformazione dello sfagno è fatta come un “tessuto capillare acquifero” che assorbe e trattiene l’umidità (sino a venti volte il suo peso se lo analizziamo “secco”) in tutte le sue parti, dalla “testa”, al fusto alla “radice o piede”.

Lo rende insomma simile ad una spugna che mantiene più a lungo e in maniera costante l’ umidità, aiutando la crescita delle radici e ovviamente della pianta. Inoltre lo sfagno tendendo ad acidificare la zona circostante dove sono posizionate le radici e il colletto dell’orchidea, è mal sopportato da batteri e funghi.

Quindi riassumiamo i pro di questo “muschio”… creare un “microclima” umidissimo ma ossigenato, grande immagazzinatore d’acqua, regolatore climatico della temperatura del “terreno”, ha la proprietà di produrre alcune sostanze antifungine e di stabilizzare il ph… insomma uno strumento per i coltivatori che si trasforma in un substrato in grado di risolvere moltissimi problemi, dove far crescere, semi, piantine, talee, piante adulte etc.

Come si dice a Trastevere … la panacea “de’ noantri”

Se usato come substrato per le orchidee il miglior sfagno è sicuramente quello con fibre grosse, lunghe e compatte (sfagno della Nuova Zelanda), in quanto si costipa in maniera minore nella parte più bassa dei vasi, lasciando passare più aria e favorendo così l’alternanza di asciutto bagnato delle radici.

Sfagno disidratato Cileno

Lo sfagno è anche essenziale nella tecnica del deflasking, e cioè del riposizionamento di orchidee che sono stati prodotte e cresciute in bottiglie o contenitori specifici (quelle che si importano dall’ estero o dal ritorno di un viaggio ai tropici o in Sud America, tanto per capirci 🙂 ) … Su questo argomento ci sarebbe da dilungarsi su quanto previsto dal CITES o Convenzione di Washington (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) e sull’ importazione legale di Orchidee, sui certificati di esportazione del paese originario e sul certificato di Importazione che per quanto riguarda il nostro paese è rilasciato dal Ministero del Commercio Estero. Ma questo è un altro discorso!

Attenzione quindi.

Qui si parla di sfagno disidratato che si trova comunemente in vendita, perchè lo sfagno vivo, quello che si trova in natura, è una specie vegetale protetta, essendo ad alto rischio di estinzione, sempre ovviamente non ve lo coltiviate direttamente in casa come faccio io.

Nascita e crescita di piccole piante in sfagno

Ma se lo sfagno è utilissimo per alcune specie di orchidee non lo è per altre.
Quindi le orchidee che non gradiscono ambienti fortemente umidi attorno alle radici, non sono da coltivare in sfagno e particolare attenzione si deve prestare alle piante che vanno in riposo “invernale” o che alternano un periodo di riposo con uno di crescita.

Se siete di quelle persone che dicono, “ma povera pianta… che vuoi che gli faccia un po’ d’acqua?“ con lo sfagno questa “pietà” non perdona. Immagazzinando oltre 20 volte il suo peso l’umidità potrebbe sfuggire da ogni controllo. Mai inzupparlo o bagnare la pianta per immersione e regolarsi anche con le fertilizzazioni. Lo sfagno ha la capacità di accumulare oltre che all’acqua anche alte concentrazioni di sali solubili

Ultima considerazione è inerente l’infezione che lo sfagno può provocare all’uomo. Si tratta della Sporothrix schenckii.

Come già detto, lo sfagno “prospera” sulla vegetazione in decomposizione. Ma questo “fungo” si può trovare anche nel suolo e nel bark in disfacimento…. e, se proprio siete super sfortunati e non avete l’accortezza di trattare sia lo sfagno, che la terra e il bark senza immergervi le mani (con magari dei tagli e delle ferite), o farvi “una dose” 🙂 🙂 per inalazione respirando le sue spore fungine, potrebbe anche verificarsi tale infezione, che puo’ essere, per l’appunto, sia cutanea che polmonare.

Trovo sicuramente più pericolosa per la salute del coltivatore la perlite (mia personale opinione) e tutta quella polvere finissima che rilascia quando non è bagnata.

Ma questo sarà argomento di un futuro articolo nella categoria “materiali”.

Buana coltivazione in sfagno a tutti!

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