LE CATASETINAE PIU’ CONOSCIUTE – seconda parte

Proseguiamo oggi con la seconda parte dello “special” sulle Catasetinae parlando di alcune delle più conosciute.

Le foto sono di stupendi ibridi e sono state gentilmente concesse per la pubblicazione di questo articolo da Fred Clarke   della “Sunset Valley Orchids“.

I Catasetum.

Ctsm. Alexa (Ctsm. Bela Vista’s Sangria x Ctsm. denticulatum) ‘Arnie’s Sunshinine. © “Sunset Valley Orchids”

Delle Catasetinae i Catasetum sono il gruppo che conta più “specie” con oltre 170 appartenenti allo stesso.

Il loro habitat naturale si trova in Brasile, ma spazia in quasi tutti gli stati dell’America centrale e meridionale.

I fiori dei Catasetum sono unisessuali e si “generano” a seconda delle condizioni ambientali che subiscono durante la crescita della pianta in natura o durante la loro coltivazione. Può capitare, ma è un evento molto raro, che fiori maschili e femminili si sviluppino sulla medesima pianta, ma nella stragrande maggioranza dei casi le infiorescenze sono dello stesso “sesso”.

Il ramo floreale ha origine alla base dello pseudobulbo e se porta fiori maschili essi si fanno notare e quindi si riconoscono per la loro appariscenza e il loro profumo; da sottolineare che gli stessi sono caratterizzati da un grilletto o “antenna” situato sotto la colonna che, se toccato dall’insetto impollinatore, permette una violenta espulsione del polline che va ad attaccarsi sul corpo dell’insetto. I fiori maschili durano poco più di una settimana e quindi molto meno di quelli femminili che, al contrario, possono durare dalle 4 alle 6 settimane.

Come detto, quando le piante ricevono condizioni di crescita favorevoli nella coltivazione (anche nell’habitat naturale possono capitare delle variabili che possono influenzare la formazione di fiori maschili o femminili) e cioè quando ricevono lunghi periodi di luce ottimale, una ideale ed elevata umidità nonchè adeguata fertilizzazione, è molto facile che vengano generati dalla pianta fiori femminili a forma di elmo atti a portare a maturazione la capsula di semi che genererà nuove piante.

In condizioni di crescita meno favorevoli, con luce troppo intensa o magari insufficiente, in condizioni di coltivazione con poca umidità o carenza di sostanze nutritive è molto più facile che crescano  piante che genereranno fiori maschili, atti al mero scopo di produrre polline.

Insomma, una bella lezione di vita dove, per l’ennesima volta, si impara che il compito maggiore viene svolto dalle “signore”.

Le Clowesie.

Cl. thylaciochila ‘Moffit’. © “Sunset Valley Orchids”

Le Clowesie contano poche “specie” e precisamente 7.

Il loro habitat naturale si trova in Brasile, Venezuela, Equador e in certe Stati del Messico come il Chiapas o il Michoacán ma anche in altri stati dell’America centrale.

Anche i rami floreali di questa specie spuntano dalla base degli pseudobulbi e sono nettamente pendenti e non a “collo di cigno”, come altre inflorescenze di altre catasetinae. I loro fiori sono molto fragranti, con un profumo cioè più pieno, e sono molto duraturi.

Durante la dormienza, questo genere, può sopportare temperature più fredde delle altre catasetinae, arrivando anche a pochi gradi sopra lo zero. Come detto in precedenza, io però con questo genere di piante sotto i 10°, anche se le radici sono completamente asciutte, non scendo mai!

Altro pregio delle Clowesie è che sono molto resistenti al marciume radicale e che sono molto simili ai Catasetum nella coltivazione quanto difformi nel ciclo di fioritura, in quanto generano fiori dall’inverno all’inizio della primavera.

Come per altre Catasetinae trattate su questo blog, in fase vegetativa, le irrigazioni abbondanti si devono effettuare solo una volta che il substrato tenda nuovamente ad asciugarsi. 

Le Mormodes.

Morm. sinuata ‘Sunset Valley Orchids’. © “Sunset Valley Orchids”

Le Mormodes sono il secondo genere più numeroso delle Catasetinae e lo stesso è composto da oltre 80 specie.

La loro origine è prevalentemente Messicana, ma spaziano anche in Bolivia e Brasile e in quasi tutti gli stati dell’America centrale e meridionale dove vivono  nelle foreste tropicali inferiori, in un habitat  prevalentemente a 700 – 800 metri di altitudine sul livello del mare.

Il fatto che cresca sopra tronchi caduti, morti o in decomposizione ha sicuramente contribuito all’etimologia della parola greca, composta da Mormo quale spettro o fantasma (nella superstizione dell’antica Grecia Mormò era uno spettro che si cibava del sangue dei bambini) ed eides che significa somiglianza.

La somiglianza ad un fantasma è anche dovuta a causa della forma delle parti del fiore, come si può vedere e descritto nell’articolo sulla Monnierara Millennium Magic “Witchcraft”.

Gli Inglesi, per rimanere in tema di spettri 🙂 , chiamano questa orchidea con il nome di “Orchidea Goblin”. E’ un genere stupendo, caratterizzato da fiori dai colori vivaci e profumati che generalmente sono bisessuali.

I Mormodes di tutte le Catasetinae sono considerati il genere più difficile da coltivare in quanto sono i più soggetti a marciume radicale; per questo serve seguire con particolare cura sia l’arrivo della stagione secca che quello della ripresa delle irrigazioni. Per tutto quanto sopra descritto uso quale substrato lo sfagno con prevalenza di bark di pezzatura piccola e qualche pezzo di carbone.

I Cycnoches

Cyc. Martha Clarke fiore maschile e femminile. © “Sunset Valley Orchids”

I Cycnoches sono un’altra specie naturale e il frutto dell’ibridazione principale tra essi e le Mormodes generano i Cycnodes ampiamente trattati (in quanto da me posseduti) su questo blog.

Fiori maschili e femminili, generalmente, crescono in modo alternato sulla pianta e gli steli floreali nascono dalla parte superiore dello pseudobulbo. L’etimologia della parola significa “collo di cigno” dovuta dal fatto che lo stelo assomiglia proprio al collo di questo stupendo uccello.

La maggior parte di essi fiorisce per l’ultima volta nel ciclo annuale, quando le foglie sono già cadute (si vedano gli aggiornamenti della Cycnodes Jumbo Puff e della Jumbo Michey) e questo induce molti a bagnare la pianta anche se è in completa dormienza e cioè quando le bagnature dovrebbero essere completamente sospese.

Ricordate, questo è un errore fatale per la pianta e se proprio non riuscite a trattenervi nebulizzate lo pseudobulbo (evitando di bagnare i fiori) solo se lo stesso presenta inizi di disidratazione.

E con questo concludiamo questa seconda parte di questo lungo articolo, non dimenticando un particolare ringraziamento a Fred Clarke per l’autorizzazione ad usare le foto delle sue stupende piante.

Tutte le altre parti di questo articolo.

LE CATASETINAE E LA LORO NOMENCLATURA – prima parte
LE CATASETINAE MENO CONOSCIUTE – terza parte
IL DIFORMISMO SESSUALE NELLE CATASETINAE – quarta parte

2 pensieri riguardo “LE CATASETINAE PIU’ CONOSCIUTE – seconda parte”

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